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Vigne Toniche, la cantina che ha riscoperto l’Olivello e il Reale di Esperia

di Sabrina de Feudis | 22 Aprile 2021
Vigne Toniche, la cantina che ha riscoperto l’Olivello e il Reale di Esperia

Convivere con il rimorso rende il vivere un’impresa impossibile perché dona al presente dei contorni imperfetti e offre al futuro una visione in chiaroscuro. Questa è la sensazione che ha animato Stefania Vallone, trentaquatrenne di Esperia, piccolo comune in provincia di Frosinone, nel decidere, con il fratello Roberto, di non lasciarsi sopraffare da un rimorso che l’avrebbe accompagnata per la vita, così insieme a lui ha realizzato la cantina, Vigne Toniche, restituendo dignità a quei due ettari e mezzo di terra, che da generazioni la sua famiglia si tramanda. In questa bella storia oltre a Stefania e Roberto c’è anche il loro papà Ottavio, un ex direttore delle Poste, che ha conservato sempre in fondo al cuore il sogno di realizzare dalla sua terra un vino destinato alla vendita. Vigne Toniche trae il nome proprio dalla zona dove è collocato uno dei vigneti, il percorso verso la realizzazione della cantina è stato lungo e ricco di ostacoli, ma la costanza di tutta la famiglia ha permesso che il desiderio di papà Ottavio diventasse realtà. Stefania ha l’incoscienza e la consapevolezza, di chi conosce la grandezza della sfida intrapresa, ma allo stesso tempo vuole viverla con serenità, perché quello che sarà è già una vittoria.

Stefania, qual è la storia che caratterizza la tua cantina?

Esperia è un piccolissimo comune nel frusinate sorge sul Monte Cecubo, un territorio poco conosciuto, ma dalla storia millenaria, lo testimonia il ritrovamento di alcune orme di dinosauro mai viste prima nel Lazio. La viticoltura qui ha una storia antica, risale ai tempi dei romani, il loro passaggio è evidente osservando il castello di Esperia, che ha una torre quadrata, tipica costruzione risalente ai romani. Esperia ha alle sue spalle i Monti Aurunci e le città di Itri, Formia e Sperlonga sono molto vicine da noi. Questi due ettari e mezzo li abbiamo ereditati dai nonni di nostro padre, che a loro volta li avevano ereditati, la storicità della nostra vigna è testimoniata dalla circonferenza delle piante, che si aggira sui 50cm, viti dalla vita secolare. La mia famiglia, come tutte le famiglie di questo territorio, ha sempre fatto vino ad uso e consumo proprio, una passione da condividere insieme. Nel 2010 io e mio fratello ci siamo confrontati su come fare per non disperdere tutto questo, così nonostante lui stesse frequentando l’università di Farmacia e io di Biologia abbiamo deciso di imbarcarci in questa avventura dove anche il nostro papà ne ha preso parte.

Avete recuperato due vitigni quasi sconosciuti, come avete fatto?

Nel 2010 attraverso l’Arsial (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio) abbiamo fatto degli studi genetici sui nostri vitigni, scoprendo l’autenticità del vitigno Olivello di Esperia e il Reale di Esperia. Il 3 marzo scorso questi due vitigni sono stati riconosciuti e inseriti nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite, tutto il progetto è stato possibile realizzarlo attraverso i fondi Psr (Programma Sviluppo Rurale), i miei studi e quelli di mio fratello hanno rallentato un po’ il tutto, ma nel 2019 c’è stato il nostro primo imbottigliamento. Ad oggi riusciamo a produrre circa quindici mila bottiglie, un domani chissà. Ci piace definirci un’azienda che produce e interviene sul territorio in maniera intelligente, se c’è bisogno interveniamo altrimenti ci pensa la natura a fare il proprio corso. Il clima e il terreno ci aiutano a non effettuare troppi interventi, non ce la sentiamo di lasciare la fermentazione al caso, la nostra attenzione risiede nella selezione che facciamo a priori, in cantina entrano solo i grappoli migliori. Vigne Toniche oggi siamo io, mio fratello e il mio papà, ognuno ha il suo ruolo, Roberto in cantina e in vigna, mio padre in vigna, io mi occupo dell’amministrazione e della parte comunicativa, ma quando è il momento di vendemmiare siamo tutti in vigna compresa mia mamma.

Olivello e Reale due vitigni autoctoni che caratteristiche hanno?

Il Reale è un’uva molto profumata, si percepiscono note di frutta tropicale ha una bella aromaticità, durante la lavorazione in cantina emergono profumi tipici della pasticceria. L’Olivello ha una nota distintiva predominante, il sentore d’amarena, i nostri enologi sono Roberto Mazzer e Pierpaolo Pirone della società ATWine, che ci supportano in questo bellissimo lavoro.

I vostri mercati di riferimento?

A causa della pandemia non siamo riusciti ad aprirci dei mercati di riferimenti, al momento il nostro vino è fruibile online attraverso Etilika e Litro Wine Company. Dopo la nostra partecipazione allo scorso Vinoforum è nata la collaborazione con Etilika, durante questa manifestazione ho avuto ottimi riscontri sui nostri vini, vedere le persone tornare da noi dopo aver fatto il primo assaggio mi riempiva d’orgoglio.

Voi producete anche zafferano, miele e olio?

Itrana e Nocellara del Belice sono le cultivar che produciamo, anche questi uliveti sono il frutto della nostra eredità, in totale abbiamo dieci ettari, circa due di questi sono destinati all’uliveto, altri due ettari e mezzo per i vigneti. Lo zafferano lo produciamo da quattro anni e per il miele sto ultimando le etichette per poterlo commercializzare al più presto.

Il tuo futuro dove lo vedi?

Sicuramente dove sono ora, vedere il riscontro della gente mi spinge a continuare e credere in quello che facciamo, il nostro impegno è costante. Il mio futuro è in azienda, la laurea in biologia, quando la prenderò, potrò sempre sfruttarla qui.

Reale Vino Bianco 2019 Se si chiudono gli occhi e si accosta il naso al calice la ventata di profumi percepiti rievoca alla mente un vino tipico del Nord. I frutti tropicali sovrastano ma non invadono, papaya, ananas, banana e pesche gialle, la frutta fa spazio alle nuance più floreali, regalando un fresco bouquet di fiori gialli di campo. Si riesce a cogliere a tratti il sentore di miele millefori. In bocca si evince una buna freschezza, che pulisce il palato, preparandolo a un nuovo sorso, il finale si conferma ammandorlato, chiudendo su una nota leggermente amarognola. Le etichette sono state realizzate dalla mano di un’artista locale e rappresentano i vigneti da dove nascono questi vini.

Hesperum Vino Rosso 2019 Rosso rubino brillante, al naso si percepisce una vivacità entusiasmante, che porta con sé una scia di profumo tipica dell’amarena. Le note floreali si susseguono in un escalation di sentori che hanno il profumo di petali di rose rosse. Si intersecano in una combinazione ben riuscita i profumi di cioccolato fondente, chicchi di caffè tostato e cuoio. Questo vino compie una fermentazione a temperatura controllata per due settimane, poi riposa in botti d’acciaio per un anno per concludere il suo percorso d’affinamento in bottiglia per almeno sei mesi. Fresco e  intenso all’assaggio, si evince anche qui la vivacità espressa in precedenza, trama tannica elegante con una chiusura prolungata sul finale. Un vino immediato, che conquista al primo assaggio e ne richiede un secondo e poi un terzo per fissarsi nella mente.

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