Condividi
News

La via della seta passa da San Floro con la gelsibachicoltura di nuova generazione

di Giusy Ferraina | 11 Maggio 2021
La via della seta passa da San Floro con la gelsibachicoltura di nuova generazione

San Floro è un piccolo paese dell’entroterra calabrese, un borgo della provincia di Catanzaro, immerso nel verde delle campagne della Valle del Corace. Qui si conservano e si tramandano antiche tradizioni artigianali. Quelli che erano vecchi mestieri di un tempo, diventano oggi attività di valorizzazione territoriale e nuovi business. Si vede sempre più spesso nel settore agroalimentare e vinicolo, dove le nuove generazioni si innamorano della terra e della sua potenzialità produttiva e costruiscono intorno nuovi modelli aziendali, moderni e ambiziosi. Ed è la stessa cosa che hanno fatto Miriam, Giovanna e Domenico, tre giovani calabresi che hanno deciso di ritornare in Calabria dopo i loro studi e di lanciarsi in una vera e propria sfida: la gelsibachicoltura.

Sembra difficile da pronunciare, ma possiamo assicurare che è un mestiere affascinante, ricco di storia e cultura, che si traduce in poche parole nell’allevamento dei bachi per la produzione della seta. In Calabria e soprattutto nella provincia di Catanzaro c’è una lunga tradizione, che affonda le sue radici nella dominazione araba, per quanto riguarda la produzione della seta, un’attività che per lungo tempo è stata messa da parte per business più smart e più immediati. Oggi torna ad essere di nuovo un’attività concreta e produttiva che porta il nome di “Nido di Seta” e per saperne di più, curiosi e affascinati da tutto ciò, abbiamo fatto una chiacchierata con i nostri tre speciali allevatori.

Avete deciso di tornare e dedicarvi alla terra, scegliendo la gelsibachicoltura, rispetto all’agricoltura bio o alla viticoltura. Cosa vi ha spinto verso questo settore molto di nicchia, anche se di lunga tradizione?

San Floro storicamente era famoso per l’allevamento del baco da seta (dal 1400), questa tradizione ha avuto periodi di grande splendore perdendosi poi nell’ultimo secolo. Qui era presente un gelseto di 3500 piante di proprietà comunale che era in completo stato di abbandono. Noi abbiamo fatto un progetto di riqualificazione dell’area che abbiamo presentato al Comune chiedendo di prendere in gestione il gelseto abbandonato con l’intento di far risorgere l’arte serica nel nostro borgo.

Siete giovani, arrivate da studi universitari ed esperienze metropolitane. Dove avete imparato l’arte della bachicoltura, chi sono i vostri riferimenti?

Recuperare il sapere legato alla bachicoltura e alla lavorazione serica non è stato semplice. Inizialmente abbiamo intervistato tutti gli anziani del nostro paese e dei paesi limitrofi che avevano allevato il baco e trasformato la seta, questa conoscenza non era sufficiente però per strutturare un’attività quindi abbiamo cominciato a viaggiare per il mondo alla ricerca di questi saperi, più nello specifico Thailandia, India, Messico, Francia e Svizzera. Molto dobbiamo alla nostra maestra di telaio Angeluzza che abbinava gli insegnamenti di vita all’arte della tessitura, oggi collaboriamo molto con il CREA di Padova e con il consorzio Swiss Silk.

Cosa si impara dai bachi da seta?

Il baco da seta è la prova vivente del miracolo della natura e un’ottima metafora per la nostra terra. Basta pensare che da un semplice bruco (che qualcuno chiama verme) si possa dar vita al filato più prezioso del mondo. A voi le conclusioni..

Oggi cosa è importante valorizzare secondo voi, della terra e del vostro territorio? Su cosa bisogna sensibilizzare maggiormente la popolazione e le istituzioni così da non far passare ciò che fate  solo come  qualcosa di antico e romantico?

Le nostre parole chiave sono tutela dell’ambiente e del paesaggio, crescita del territorio e sviluppo sostenibile. Intendiamo ripartire dalla “terra”, la nostra, sfruttando le risorse che quest’ultima ci offre. Tutto il processo di lavorazione del filato serico è prettamente artigianale seguendo gli antichi metodi, “l’innovazione” è nelle varie tecniche di tintura naturale, i prodotti che vengono creati è il nostro rapporto con il mercato diversificando molto la nostra offerta. La seta è il prodotto agricolo più prezioso che ci sia ed intorno a questo abbiamo orchestrato agricoltura, artigianato formazione e turismo. Tutto questo ha generato uno sviluppo economico reale che parte dal basso, le istituzioni dovrebbero semplicemente aprire gli occhi.

La vostra cooperativa parte dalla coltivazione dei gelsi e arriva alla produzione di tessuti e filati, passando ovviamente per l’allevamento dei bachi da seta. Quali sono le vostre maggiori attività? E come raccontate agli altri il vostro lavoro?

Il gelseto è il cuore del nostro lavoro, le foglie servono per allevare il baco mentre il frutto viene trasformato per dar vita a confetture, tisane e liquori certificati Bio. L’allevamento del baco è la nostra attività principale, da maggio a settembre vengono allevati ciclicamente e alla fine del loro ciclo vitale ci regalano il bozzolo di seta che è la materia prima di tutti i nostri manufatti. Dietro alla lavorazione serica ci sono diversi artigiani, abbiamo creato una filiera della seta 100% made in Calabria e di cui il 95% è femminile. Creiamo diversi tipi di filato e diversi tipi di prodotti che vengono tinti esclusivamente con pigmenti naturali e tessuti su antichi telai. I prodotti finiti sono sciarpe, foulard, cravatte, gioielli, stoffe per atelier esclusivi e altro ancora.

Come funziona l’operazione “Adotta un gelso”?

Adotta un gelso è la campagna promossa da Nido di Seta sulla scia di un approccio sempre più diffuso tra le piccole realtà agricole che vogliono stringere un rapporto diretto, trasparente e genuino con il consumatore, per instaurare un legame – non solo commerciale – da cui tutti traggono vantaggio. Il meccanismo è semplicissimo: chiunque lo voglia, da ogni parte del mondo, può adottare uno degli alberi del gelseto di San Floro, ottenendo in cambio i prodotti della cooperativa che preferisce, che si tratti di agri fashion (filati e tessuti in seta) o bontà gastronomiche. L’adozione è annuale e rinnovabile, garantisce un certificato di adozione (si può scegliere anche di regalarlo), notizie costanti sullo stato di salute dell’albero, la possibilità di vedere da vicino il gelso adottato, quando sarà possibile visitare l’azienda. E, ovviamente, l’invio dei prodotti richiesti – spese di spedizione incluse – secondo la quota destinata all’adozione: i prodotti spaziano dalle confetture, tisane e saponi a sciarpe e foulard in purissima seta tinta con estratti naturali e tessuta sui nostri antichi telai. L’adozione sosterrà tutta la filiera dei piccoli artigiani del territorio che si è messa in moto a partire dalla coltivazione del gelseto, oggi al centro di un circuito virtuoso di economia sostenibile. Il feedback è stato positivo, oggi contiamo più di 150 alberi adottati, ma il nostro obiettivo è arrivare a 500 quindi non vediamo l’ora di vedere i vostri nomi appesi sui nostri alberi.

Come avete vissuto questo ultimo periodo dominato dal Covid e dalle restrizioni? Avete avuto ripercussioni negative sul vostro “mercato”, avete pensato e ideato qualcosa di nuovo?

La pandemia ha messo in ginocchio il terzo settore e anche noi non siamo stati risparmiati così abbiamo pensato che se le persone non possono venire da noi possiamo andare noi da loro creando dei kit che dessero l’opportunità a chiunque ne avesse voglia di prendere parte al nostro processo produttivo vivendo sia l’esperienza di allevamento del baco che di filatura della seta, rimanendo comodamente a casa propria. Quest’ultimo il PeaceSilkit, è il primo kit al mondo che offre la possibilità agli utenti finali di produrre la propria seta, la seta non violenta, la quale implica un processo di lavorazione che non prevede l’essiccazione della crisalide all’interno del bozzolo, come avviene per la seta convenzionale, ma rispetta il naturale ciclo di vita delle falene.
Anche JurassikBac (Kit per allevare il baco da seta) nasce seguendo lo stesso percorso concettuale. Grazie a questo kit è possibile vivere in prima persona l’esperienza di allevamento del baco da seta fino alla nascita delle falene e alle deposizione delle uova. Nel periodo di lockdown tantissimi ragazzi e ragazze, ma anche adulti, hanno provato l’emozione di allevare i bachi da seta nella propria casa.

 

NESSUN COMMENTO

COMINCIA TU LA DISCUSSIONE

avatar

ULTIME

Notizie

News

Tenuta Zisola, l’animo autoctono della famiglia Mazzei

Sabrina de Feudis |   10 Giugno 2021

News

Sono sette le migliori botteghe italiane del mondo

Giusy Ferraina |   8 Giugno 2021

News

Cuoche Combattenti, quando il cibo è forza per rinascere

Giusy Ferraina |   18 Maggio 2021

AGENDA

Nuove aperture

Parliamo Di...

SEGUICI SU

Instagram

The access_token provided is invalid.