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La cena sotto le coperte per sconfiggere i giorni della Merla

di Redazione | 29 Gennaio 2019
La cena sotto le coperte per sconfiggere i giorni della Merla

Foto da Pexels

Come tutte le leggende racconta di un tempo lontano e non definito, tempo in cui tutto sembrava possibile nel suo essere sfumato dal ricordo, ma vivo nel racconto; narra di una merla dal niveo piumaggio che si prese la briga di sfidare Gennaio che sul finire del suo tempo non aveva ancora espresso le potenzialità di mese freddo e nevoso. Era il tempo in cui Gennaio durava ventotto giorni, come avrebbe in seguito fatto Febbraio, così il primogenito fra i mesi dell’anno chiese in prestito tre giorni per vendicarsi della Merla irriverente, scatenando sulla Terra una tempesta di gelo e candidi fiocchi. La Merla poté solo trovare rifugio accanto a un camino, dove il tepore la scaldò e la fuliggine annerì la sua calugine, rendendola nera per sempre da cui svettava il becco e gli occhi furbetti.

Così una leggenda addolcisce i giorni più freddi dell’anno, i giorni della Merla dal 29 al 31 gennaio, giorni che secondo la credenza popolare anticipano e prevedono la tendenza: se tiepidi preannuncerebbe una primavera con arrivo ritardato, se freddi promettono una primavera bella. Giorni freddi e sere gelide, temperature che incitano al ritorno a casa nel tepore delle mura domestiche, dove il divano accolga e la coperta scaldi, secondo la tendenza norvegese del Kalsarikännit sorseggiare un bicchiere di vino in uno spirito di rilassamento e comodità. Ma volendo anche mangiare qualcosa di confrontante lo sforzo dovrà essere minimo, tutte le energie convogliate nel riscaldarsi e godersi il tepore.

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La serata potrebbe iniziare con un cocktail in cui la sola parte fredda della serata sarebbe il ghiaccio da aggiungere, perché nell’ottica di bere meno e farlo meglio, a meno di non essere esperti è opportuno affidarsi a professionisti del bere miscelato, come Emanuele Broccatelli; quando il freddo imperversa e non si ha fantasia di raggiungere il bancone dietro cui riempie bicchieri, i suoi cocktail sono disponibili anche in bottiglia, già miscelati, Drink-it. Basta aprire la bottiglia che preventivamente sia stata messa in frigo e versarla in un bicchiere adeguato, perché va bene stare a casa ma le attenzioni e la cura vanno mantenute: un Martini cocktail o un Negroni sono un bel viatico per una serata casalinga. Pasta, carboidrati o qualcosa di caldo: queste le voglie da soddisfare prima del dolce. I ragazzi del già noto ristorante Retrobottega, Giuseppe Lo Iudice e Marco Miocchi da poche settimana si stanno cimentando in un laboratorio di pasta all’uovo artigianale dove “sfornano” otto diversi formati che variano ogni mese: ripiena o stesa, farcita in modo più tradizionale ma anche con varianti più creative come gli agnolotti con coda brasata e pecorino. Immancabili i condimenti per essere sicuri di uscire dal laboratorio-negozio a mani piene che in pratici barattoli racchiudono prodotti biologici italiani, tra cui spiccano nella dispensa di Retropasta diverse tipologie di pomodori prodotte da Incuso di Pasquale Bonsignore, intrepido imprenditore con la sua azienda Incuso. Ma se proprio non si volesse nemmeno cuocere la pasta e si desiderasse un piatto etnico la scelta potrebbe ricadere su Mama-Ya Ramen, piccolo ramen bar dal tipico aspetto giapponese che conforta e delizia con il suo brodo corposo ma non pesante, saporito e mai stucchevole nelle sue varianti; ramen che vengono accolti nel liquido caldo e corroborante, conditi come vuole la tradizione del Sol Levante grazie alla maniacale attenzione delle due socie romane che hanno portato a Roma la miglior riproduzione della ciotola giapponese, grazie al loro amore ed esperienza sul posto, Margherita Saverese e Mariana Catellani. Sul posto ci si immerge nella classica atmosfera intima e raccolta, da asporto in comode soluzioni è un’ottima soluzione anche con consegna a domicilio.

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Etnico si fa quasi fatica a definirlo, pensando più a terre lontane, è una destinazione gastronomica molto vicina quella che si ritrova nei piatti della cantina Tirolese, pietanze che per origine vengono ideate e cucinate per scaldare e ritemprare dalla montagna e dalle sue intemperie: gulasch in cui la carne brasata sposa gli effluvi della paprika, canederli e stinco, ma anche i tipici gnocchetti di spinaci fatti in casa conditi con generosità di formaggio Bergader. Mancano le cime innevate delle Dolomiti per completare il quadro, basta poco per farsi recapitare a casa sapori e profumi di un angolo del Tirolo. Ma se proprio la voglia fosse di un piatto italiano quale miglior soluzione di una pizza? All’alba dei suoi venti anni sulla piazza romana, dove la pizza era bassa e scrocchiarella, Giancarlo Casa racconta la pizza con il suo carico di esperienza tra ingredienti e bocca del forno, in sala ma accuratissimo nella riuscita delle pizze alla Gatta Mangiona. La possibilità di portarsi a casa una pizza che non soffra il tempo e il trasporto allieta chiunque voglia mangiarne una sotto la morbida coltre di una coperta sul divano.

Restare a casa per difendersi dalle fredde serate della Merla diventa un piacere se si trova conforto in piatti pieni di gusto che richiedano il minimo impegno ai fornelli, in modo da dedicarsi al tepore e alla condivisione dei gesti che scaldano il cuore, oltre che la pancia.

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