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Dalla vigna alla tavola, il futuro del vino è nel delivery

di Giusy Ferraina | 30 Marzo 2020
Dalla vigna alla tavola, il futuro del vino è nel delivery

Amaltea, Sperone, Stardust, Leda, Ossidiana, vini giovani e contemporanei, proprio come chi li fa. Sono i vini dell’Azienda Agricola Artico, meglio conosciuti come i vini di Federico Artico, che da Campoleone, frazione di Lanuvio, nel cuore del parco regionale dei Castelli Romani, si sta facendo conoscere in tutto il Lazio e non solo. Federico, classe 1985, appartiene alla nuova generazione di vignaioli, quelli che hanno trovato nella terra e in vigna il loro nuovo habitat e che hanno spogliato il vino da inutili sovrastrutture, ritrovandone l’essenza conviviale, umana, gioiosa. Dalla sua prima vendemmia di quand’era bambino sono successe tante cose: una laurea in materie umanistiche, un lavoro nel mondo dell’organizzazione eventi nel settore cinematografico e poi il ritorno inevitabile a tempo pieno in vigna.

Federico si definisce un normale vignaiolo inserito nella contemporaneità: “Era semplicemente la mia vocazione naturale e questa cosa l’ho sempre saputa. Amo il mio lavoro, sono convinto del fatto che coltivare un’ottima materia prima sia la base fondamentale per produrre un vino di qualità. Poi con la stessa semplicità e trasparenza comunico tutto ciò, senza troppe strategie”. C’è, dietro il suo modo di fare, la consapevolezza di un tempo nuovo per parlare di vino, e lo si denota subito dando un’occhiata ai suoi profili social. Federico Artico si dimostra un produttore giovane, capace di comunicare a quel pubblico altrettanto giovane che con il vino ha un approccio più immediato dettato dal piacere di bere un buon bicchiere. Come lui stesso sottolinea: “viviamo un momento dove le nuove generazioni si avvicinano al vino con più curiosità di un tempo, complici gli eventi, le degustazioni, i social network, ma che trovano nel vino non solo cultura ma anche e soprattutto piacere. Per noi produttori il vero successo lo ottieni quando il nerd del vino ed il consumatore più basico, stappano una tua bottiglia e piace ad entrambi; in questo caso siamo di fronte ad un vino che mi piace definire “pop”, un prodotto di qualità, con una forte identità ed allo stesso tempo estremamente fruibile”.

Scorrendo i suoi profili social dalle sue foto salta subito agli occhi l’ironia, l’amore per il cibo, il racconto tutto personale della vigna e dei suoi vini. E poi ci sono le sue etichette e sono proprio queste ultime le vere protagoniste dell’azienda, quelle che mettono curiosità e ti fanno innamorare. Un mix di liberty e art nuveau, create da uno dei più grandi street artist italiani, Diamond, che ha riproposto la sua arte per raccontare le differenti storie che si celano dentro ogni bottiglia.  Una cifra stilistica – racconta Federico – che mi è sembrata calzante per rappresentare il vino come prodotto che sa attraversare e mutare nelle varie epoche. Un’etichetta che racconta una storia, così come il vino deve saper raccontare un terroir, far capire come una varietà di uva si adatta ad esso e la cosa più banale ma non meno importante, essere buono, fruibile e non un prodotto “da capire”. La produzione di Artico spazia dall’autoctono all’internazionale: si va dal Trebbiano di Amaltea e dal Merlot di Ossidiana, lavorati completamente in purezza, e che hanno un bel riscontro sul pubblico, per poi arrivare a Sauvignon e Chardonnay per i bianchi e Montepulciano e Cabernet Sauvignon per i rossi che lavorati in rosato danno vita al Leda, la novità dell’azienda che ha centrato perfettamente il bersaglio.

In questo particolare momento storico, fatto di restrizioni e paura da contagio, Federico non si è mai fermato. E da qui viene fuori la voglia di fare e di performarsi velocemente alle situazioni, dal lavoro in vigna alle consegne a domicilio, il nostro vignaiolo è stato in grado di mettere in piedi e garantire tutte le fasi della filiera e assicurare il suo vino a chi non ne può fare a meno. E in questi tempi di Coranavirus il vino è tra i prodotti maggiormente acquistati, soprattutto on line dagli shop dedicati, dai distributori che si sono declinati al privato fino alle singole cantine. “La natura va avanti e non si può ovviamente stare a casa – ci dice Federico – in un momento come questo ci sentiamo dei privilegiati a poterci tenere impegnati lavorando in vigna mentre molte persone si ritrovano ferme a casa oppure a lavorare in condizioni meno sicure delle nostre. Per quanto riguarda poi il prodotto, per fortuna il vino non ha scadenza, anzi un po’ di tempo passato in bottiglia gli può solamente giovare”.

Sul versante economico l’approccio cambia totalmente e qui i danni vanno limitati con soluzioni agili ed efficaci: “il problema per tutte le aziende è ritrovarsi da un giorno all’altro con quasi tutti i clienti costretti a chiudere le attività, le poche aperte come enoteche e botteghe devono puntare tutto sulla vendita da asporto o sulle consegne a domicilio. Per essere problem solving ho cercato di attivarmi subito con la consegna a domicilio fatta direttamente da noi e facendo squadra con le realtà ristorative della zona che si stanno riorganizzando come delivery per continuare a lavorare.

Complice la sinergia, il passaparola e anche la diffusione degli aperitivi social e in video chat, a cui non si vuole – per fortuna – rinunciare – l’operazione “Artico a casa tua” sta funzionando, registrando nell’arco di due settimane un aumento delle richieste. Sta prendendo palesemente piede l’abitudine di bere a casa un buon bicchiere di vino, cosa che prima si tendeva a fare al ristorante o al bistrot come “momento conviviale e di uscita”. Ma ora che non si può uscire perché privarsi di qualcosa che ci fa stare bene? E questo ce lo conferma lo stesso Federico, che più volte ha fatto le consegne personalmente: “il contatto diretto con i consumatori mi sta facendo rendere conto di quanto il vino rappresenti un momento di gioia e condivisione; ogni giorno ricondivido almeno una decina di storie Instagram fatte da amici, conoscenti o perfetti sconosciuti che hanno acquistato le mie bottiglie e che vogliono condividere quel piccolo regalo che si sono fatti”.

E a proposito di social e di presenza on line, Artico è sempre presente e lo sarà ancora di più con una serie di eventi online, come degustazioni ed aperitivi in diretta, cose a dobbiamo ancora farci l’abitudine ma che possono essere stimolanti e lanciare anche un trend per il futuro.

Non demorde il giovane Artico, non c’è autocommiserazione o negatività e più dell’ ottimismo forzato dell’#andràtuttobene c’è un realismo con il sorriso: “non so quando, come e se andrà tutto bene, so solamente che ogni mattina mi sveglio e devo essere più veloce del germoglio (e quest’anno il maledetto corre più della gazzella), che il 90% dei miei clienti sono chiusi e che comunque un modo per vendere devo trovarlo, ma soprattutto che quando torno a casa dalle vigne voglio bere un bel bicchiere di vino e sentirmi vicino alle persone che per cause di forza maggiore mi sono lontane. Dopotutto il vino serve a farci stare insieme, sempre e comunque”.

 

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