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Covid, tornano gli “orti di guerra”

di Giusy Ferraina | 27 Aprile 2021
Covid, tornano gli “orti di guerra”

Foto da archivio istituto Luce

Durante la seconda guerra mondiale, per dare un contributo alla campagna alimentare il regime decide di trasformare i giardini pubblici e i parchi delle grandi città in aree coltivabili dove piantare quegli ortaggi, legumi, orzo e grano utili al sostentamento della popolazione. Così tutti i terreni incolti dei centri abitati si trasformarono in orti produttivi per sopperire alla carenza di cibo, gli stessi giardini vengono all’epoca sacrificati per lasciare spazio al “dovere di fare l’orto”. Una tendenza che cambia nel tempo, ma che nacque come conseguenza di una crisi alimentare imponente portata da un conflitto mondiale, con cui gli italiani dovettero convivere per anni. ”. Sono negli annali della storia le immagini del foro Romano e di piazza Venezia trasformati in campi di grano e la mietitura svolta in piazza Castello, centro e cuore di Torino in ogni epoca.

All’indomani del 25 aprile, festa della liberazione, parliamo di orti di guerra come pratica ritrovata e generata dal Covid. Secondo un’indagine Coldiretti pare che oltre 4 italiani su 10 (44%) coltivano frutta e verdura in giardini, terrazzi e orti urbani. I fattori scatenanti di questo fenomeno sono due principalmente: da una parte la crisi economica generata dal Covid, dall’altra la voglia di trascorrere più tempo all’aperto e rispondere così alle misure restrittive imposte dalla pandemia. Altro elemento di ispirazione per questa tendenza bucolica degli italiani è la voglia e l’esigenza sempre più forte di consumare cibo sano.

Possiamo dire dunque che tornano di moda “gli orti di guerra” che nel periodo tra il 1940 e il 1945 si era diffusa come pratica non solo in Italia, ma anche in Europa e negli Stati Uniti, qui conosciuti come “victory gardens” e che hanno prodotto ben 1.5 milioni di allotments coltivati sopperendo al 10% della richiesta di cibo.

È vero il detto che la crisi genera opportunità e in questo caso rivaluta e valorizza pratiche rilegate al passato e che sembrano non avere nulla a che fare con la modernità e l’innovazione. Soluzioni che oggi rispondono sicuramente ad altre esigenze, prima fra tutte la necessità di stare a contatto con la natura, di stare all’aria aperta dopo mesi di chiusura forzata in casa. Una tendenza che, come conferma Coldiretti, si accompagna anche da un diverso uso del verde privato con i giardini e i balconi delle abitazioni che sempre più spesso lasciano spazio ad orti per la produzione “fai da te” di lattughe, pomodori, piante aromatiche, peperoncini, zucchine, melanzane, ma anche di piselli, fagioli fave e ceci da raccogliere all’occorrenza.

Gli stessi enti locali, da nord a sud dell’Italia, hanno messo a disposizione aree adibite da organizzare e affittare per dare vita a veri e propri orti urbani, che sempre secondo Coldiretti hanno registrato una crescita del 18,5% in cinque anni superando i 2,1 milioni di metri.

Ma oltre agli orti urbani c’è anche una fetta di italiani che hanno la fortuna di avere a disposizione terreni più ampi e che con passione si dedicano all’agricoltura “fai da te” per uso familiare. Si tratta – spiega la Coldiretti – in maggioranza di famiglie che hanno ereditato aziende o pezzi di terreno e che hanno voluto mantenere la proprietà per esercitarsi nel ruolo di coltivatori e allevatori, piuttosto che venderli come accadeva spesso nel passato. E poi ci sono anche tanti che hanno acquistato terreni o piccole aziende agricole anche in aree svantaggiate per ristrutturarle e avviare piccole attività produttive, dall’olio al vino, dall’allevamento delle galline a quello dei cavalli. Una tendenza quella del ritorno alla terra che sta coinvolgendo le nuove generazioni e i giovani, che puntano sul “verde” per un lavoro autonomo, per fare impresa e investire in qualcosa di proprio.

Se in passato, infatti, erano soprattutto i più anziani a dedicarsi alla coltivazione dell’orto, memori spesso di un tempo vissuto in campagna, adesso la passione si diffonde maggiormente tra i più giovani e anche tra persone completamente a digiuno delle tecniche di coltivazione. Un bisogno di conoscenza che – precisa la Coldiretti – è stato colmato con il passaparola e con le pubblicazioni specializzate, ma che ora ha favorito la nascita della nuova figura del tutor dell’orto che la rete degli orti urbani di Campagna Amica mette a disposizione. Una svolta utile – conclude la Coldiretti – anche per garantire le forniture alimentari in un momento in cui un numero crescente di italiani si trova in difficoltà economica, con circa 5,6 milioni di persone in condizioni di povertà assoluta, secondo le stime, con ben un milione in più rispetto allo scorso anno prodotto dal Covid, toccando il record negativo dall’inizio del secolo.

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