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Chef Giuseppe Di Iorio: non abbiamo più certezze ma siamo pronti a ripartire

di Manuela Zennaro | 21 Marzo 2020
Chef Giuseppe Di Iorio: non abbiamo più certezze ma siamo pronti a ripartire

Ha appena compiuto 50 anni Giuseppe Di Iorio, chef di Aroma Restaurant dell’Hotel Palazzo Manfredi, una stella Michelin. La terrazza affacciata su Colosseo e l’atmosfera sofisticata hanno reso il ristorante uno degli indirizzi gourmet più gettonati della capitale, oggi chiuso in seguito all’ordinanza del Governo. In un dialogo che non nasconde molti dubbi e altrettante paure, emerge nello chef romano la grande voglia di ripartire.

Chef Di Iorio, come sta vivendo questo momento?

È dura, con le notizie che arrivano, anche da amici e parenti…adesso il problema è la testa, mettere insieme tutti i pensieri, trovare la forza, siamo arrivati al decimo giorno.

Sarà complicata la ripresa?

Ancora non lo sappiamo. Quello che stiamo vivendo è surreale, è un mostro invisibile, sembra di essere in un film. Dobbiamo combattere contro qualcosa che non conosciamo, che non ci aspettavamo. Quello che mi preoccupa, ripeto, è la testa. Cominci a pensare, non sai quando tutto questo finirà, come affrontarlo, con quali armi, come prevenirlo. E poi, ripartire sì, ma tra quanto? Dovremo aspettare tre mesi per rientrare in cucina? Quattro mesi?

Com’è l’umore della sua brigata?

Non abbiamo più certezze, entrano in campo anche altre preoccupazioni come quella di perdere il lavoro, andare in cassa integrazione…non abbiamo nulla di concreto e non possiamo riprendere la nostra vita al 100%. Avremo lo stipendio? Saremo la stessa brigata? Noi abbiamo chiuso per forza maggiore ed eravamo 12 persone, avevamo tanti clienti…i ragazzi si chiedono se quando riapriremo rimarremo ognuno al suo posto.

Aroma è un ristorante molto frequentato dalla clientela internazionale, ma la stagione in questo senso sembra ormai persa

 Sì, è andata. Noi abbiamo anche la struttura di Capri, Punta Tragara, che doveva aprire la settimana prima di Pasqua ma anche lì ad oggi non c’è alcuna certezza, mancano le prenotazioni. L’Italia è stata la prima a patire i danni, abbiamo chiuso tutto, ma il virus ora si sta diffondendo in tutta Europa e nel mondo quindi quando noi ne usciremo gli altri paesi staranno ancora combattendo. Un altro pensiero che mi tormenta è: quando saremo disposti a riprendere la nostra vita normalmente? Da subito?

Cosa dice la proprietà dell’hotel Palazzo Manfredi?

Stanno ad aspettare, noi siamo pronti ma oggi è cambiato tutto. Davanti alla salute non puoi fare nulla, ma noi anche con una camera occupata avremmo garantito il servizio, come abbiamo fatto gli ultimi due giorni prima del decreto del Governo, quando appunto avevamo un unico cliente. Previsioni no, non se ne possono fare al momento.

Avete allentato anche con i fornitori, ovviamente.

I fornitori sono disperati, noi siamo il terminale di una meravigliosa filiera ma già prima della pandemia dichiarata si lamentavano di aver perso il 60%-70%-80% della fornitura giornaliera o settimanale, numeri che sono devastanti nel nostro settore. Tutto dipende dal tempo, se abbiamo la certezza di riaprire tra un mese, i danni sono arginabili ma se si prolunga ancora e ci troviamo in queste condizioni a giugno-luglio per il nostro settore sarà un terremoto senza precedenti.

Tutti i personaggi sinora interpellati da Excellence sono concordi nel dire che nulla sarà più come prima.

Questa situazione che stiamo vivendo cambierà le nostre abitudini, sia a livello familiare che lavorativo. Vorrei ripartire, ma in che condizioni? Tra quanto? Il tempo, sotto questo aspetto, è fondamentale. Ripeto: possiamo limitare i danni se da qui a un mese, un mese e mezzo siamo pronti a ripartire, anche a piccoli passi, ma se questa cosa si protrae…bisogna fare i conti con i manager della proprietà. Quanto riusciremo a resistere? Lo Stato, il Governo, ci daranno una mano per poter ripartire? Quando? È un’incognita.

Lei ha appena compiuto 50 anni…cosa si augura?

Di riprendere la vita normalmente, di non avere più questo pensiero. Sono 15 giorni che non vado da mia mamma di 90 anni, per proteggerla. Vorrei tornare alla normalità, a quello che abbiamo costruito, con le dovute attenzioni ma prego di tornare come eravamo. La forza è tanta, forse saremo più uniti. Ce la metteremo tutta, le forze e le potenzialità le abbiamo. Ripartiremo tutti da zero? Forse, ma confronteremo le idee, le metteremo insieme, l’importante è ripartire, perché è uno strazio vedere i carri militari che trasportano le salme…questa non è vita, stanno morendo dalle 400 alle 450 persone tutti i giorni e quasi non stanno facendo più notizia, è peggio di una guerra e ci sta cambiando. Lavorativamente parlando però dobbiamo ripartire, siamo italiani, siamo sempre ripartiti, saremo più uniti, ma se questa cosa si prolunga la vedo male anche moralmente, quanto possiamo sopportare questa situazione?

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