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Aziende

Almond ’22, la birra creativa

di Giusy Ferraina | 17 Settembre 2019
Almond ’22, la birra creativa

Lui si chiama Jurij Ferri ed è il fondatore di Birra Almond ‘22, uno dei birrifici abruzzesi più conosciuti. Conquistato dal profumo di crosta di pane, miele, cereali ed erbaceo floreale dei luppoli durante un festival a tema, la sua avventura nel mondo dei mastri birrai inizia proprio con questa scoperta. A distanza di pochi anni nasce Almond ‘22 e con un intento molto chiaro: «Ho sempre pensato di voler fare birre che rispecchiassero il gusto degli italiani. Birre in cui creatività, eleganza e bilanciamento potessero trovare il giusto punto d’incontro».

E ancora oggi l’idea originaria rimane viva: «Non cambierei mai la mia testa da birraio, quando mi parte la voglia di fare una birra non è facile fermarmi, anche se quel tipo di birra, quello stile non è facile da vendere in quel momento. Oggi molti birrai inseguono tendenze e mode del momento, proiettati verso lo stupire il pubblico. Ritengo invece che sia sempre più importante avere un’identità forte e definita per un birraio. Siamo noi che dobbiamo avvicinarci al pubblico, stuzzicarlo e incuriosirlo con birre in cui possano riconoscersi».

Le birre Almond ‘22 nascono da un qualcosa che ha catturato l’interesse di Jurij: una spezia, un luppolo particolare, un cereale, un frutto, qualcosa che ha mangiato o bevuto e diventa un pensiero fisso, un’ossessione che sfocia nella creatività. «Anche di birre un po’ folli – come ci racconta Jurij stesso – come la Torbata che produco sin dal primo anno di vita del birrificio (2003), in cui volevo trasportare i profumi e il gusto del whisky torbato in una birra. Ci sono riuscito ed è una delle nostre birre più menzionate nelle guide internazionali».

Originalità, selezione delle materie prime, passione, competenza e una grande dose di manualità nei vari passaggi di lavorazione sono il vero cuore pulsante di questo birrificio. Si parte dagli ingredienti come i cereali particolari, l’orzo, il farro, il grano Senatore Cappelli, il miele arrivano dall’Abruzzo, luppoli di amici coltivatori e le bucce d’arancia dolce e amara dalla Calabria essiccate al sole, tutti elementi basilari che rendono speciali le birre Almond ‘22. A questa lista si aggiungono poi due procedimenti di fermentazione, in acciaio prima e in bottiglia poi come avviene per molti champagne o bollicine, aspetto che rende questa birra più raffinata di molte altre. Ci spiega Jurij Ferri il perché di questa scelta: «la seconda fermentazione in bottiglia garantisce sia una maggiore stabilità del prodotto che una gamma aromatica più complessa alla birra. È un lavoro più complesso e lungo rispetto all’imbottigliamento in contropressione ma molto più adatto alle mie birre».

Una produzione che conta fra fusto e bottiglia circa 40 tipi di birra e tra queste come sottolinea il papà di Almond ’22 – «non ci sono birre più rappresentative, ma birre più vendute che sono Blanche De Valerie, Pink Ipa, Farrotta e Grand Cru».

Ognuna di queste birre riesce ad avere il suo abbinamento e parlando con Jurij Ferri ci viene subito fame e curiosità: «Sauté di frutti di mare sfumato con la Blanche e un misto di pepe rosa e pepe nero, abbinato a una buona Blanche; crostacei con una Saison; pizza con mozzarella di bufala e verdure grigliate con una Pils; pane nero impastato con una Imperial Porter e noci, servito ancora caldo con burro e salmone affumicato abbinato a una buona Brown Ale. Le possibilità sono infinite e quando gli chef scopriranno su vasta scala quanto sia complesso e intrigante il mondo delle birre artigianali, se ne vedremo di belle. La birra è spesso vista come la “figlia di un Dio minore” rispetto al vino ma non è così. Dove l’abbinamento può diventare ostico per un vino, c’è sempre invece uno stile di birra abbinabile. Sia ben chiaro, amo i vini e li bevo speso ma qui siamo di fronte a un dato oggettivo»!

A questo punto nasce spontanea la domanda sulla combinazione di birra e vino, sperimentazione fatta o in essere tra i due “nettari”? «La nostra prima IGA la brassammo nel lontano 2005. Era una birra di Natale con mosto cotto di Montepulciano D’Abruzzo. Poi nel 2009 di nuovo con una buonissima Golden Ale con uva trebbiano dell’azienda agricola Valentini (si chiama Èlena), che sarà di nuovo in produzione in autunno».

E prima di salutarci diamo un’occhiata alle bottiglie e alle etichette, alcune hanno una grafica pop, altre sono dei “classici” identificabili con il marchio Almond ’22: «Sono 2 linee diverse, una dedicata alla ristorazione, l’altra ai wine bar  pub e Beer Shop. Le nostre etichette raccontano di birre buone, eleganti, sperimentali, ma senza ostentazione, assomigliano al mio modo di vedere e sentire la vita».

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