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L’estro vegano di Romeow Cat Bistrot

di Giusy Ferraina | 10 Ottobre 2019
L’estro vegano di Romeow Cat Bistrot

Sicuramente è un concept originale, forse un po’ eccentrico quello di Romeow Cat Bistrot. Quello che tutti conoscono come il ristorante dei gatti, ma che felini a parte, che ovviamente sono un’ “attrazione”, merita di essere vissuto. La filosofia che sta alla base è l’amore per gli animali che viene trasmessa in cucina con una scelta tutta vegana, come ci tiene a sottolineare Valentina, la titolare: “Quello che sono e amo nella vita è in questo ristorante, dai gatti che io definiscono i padroni di casa, fino alle scelte gastronomiche. Ogni piatto è studiato per dare un’identità più gourmet e raffinata alla cucina vegana, spesso vista come una cucina senza gusto. Invece noi di gusto abbiamo cercato di dargliene tanto, con l’obiettivo di far scoprire sapori e nuove materie prime ai nostri commensali”.

Romeow Cat Bistrot si ispira ai Neko café giapponesi in cui vivono delle piccole colonie feline, e in Italia è stato tra i primi, dopo alcune esperienze torinesi, a proporre questo format, che in via Francesco Negri a Roma ha delle regole ben precise, che vi piaccia o no. Regole che possiamo definire di “sana convivenza” con i sei gatti, Romeo, Maos, Nino, Frida, Lamù, Irì, e che servono soprattutto per poter godere a pieno della permanenza in questo delizioso bistrot. Il perché di questo regolamento interno ce lo spiega sempre Valentina: “I gatti non danno fastidio, amano dormire, attraversano la sala, li vedi passare sopra le mensole, ma non li vedrai mai salire su un tavolo. Loro vivono il bistrot proprio come la loro casa, in fondo lo è. E chiediamo ai nostri clienti semplicemente di non svegliarli o infastidirli, le carezze non sono vietate, ma non sono né giocattoli né fenomeni da circo. Chi ci frequenta questo lo sa, chi viene la prima volta non sempre entra nel mood giusto.”

Se con i gatti si gioca poco, in cucina bisogna ammettere che le cose vanno diversamente. Ce ne accorgiamo appena aperto il menu e ancora di più quando cominciano ad arrivare i piatti. C’è tanto colore, c’è una geometria creativa e una composizione ben definita sia per gli occhi che per il palato. L’intero menu è da vivere come un percorso di conoscenza, senza nessun tipo di chiusura mentale verso il vegano. In effetti dalla colazione alla cena c’è un’offerta per ogni appetito e gusto. Lo chef Simone Salvo e la sua giovane squadra sanno riproporre in visione cruelty free una serie di piatti, che non hanno niente da invidiare ai menu degli altri ristoranti, la differenza è un utilizzo di vegetali, cereali, frutta, semi e germogli, che insieme regalano un interessante impatto gustativo. Come per esempio il Cannolo siciliano salato con ricotta di mandorle all’erba cipollina su caponatina di verdure, dove troviamo un letto di verdure saporite e croccanti, un cannolo friabile ripieno di ricotta di mandorle veramente golosa e che nella sua consistenza ricorda la ricotta tradizionale; o le cialde soffici di Tofu con cremoso al sesamo tostato, champignon freschi al limone e friggitelli al forno da mangiare prendendo tutti gli ingredienti insieme per una risultante unica di consistenze e sapori.

Dopo gli antipasti si passa ai primi piatti tra Pad Thai, fettuccine home made ai cereali, fusilli di grano saragolla. Scegliamo questi ultimi che vengono proposti con pesto di basilico e sumac, salsa di pomodoro arrosto e crumble di frolla alle olive nere.  Si passa dalle cremosità del pesto al crumble di olive, più sapori diversi per un effetto vellutato in bocca leggero e delicato. Dalla sperimentazione eclettica di Simone Salvo si passa ora a un’altra forma di sperimentazione. Arriva al nostro tavolo il Beyound Burger, un burger vegetale con salsa barbecue, salsa tartara e avocado, pomodoro, cipolla rossa e cheddar vegan accompagnato da patate bravas al pepe rosa e lime. Una sintesi perfetta e verosimigliante di un tradizionale hamburger. Una riproposizione nostalgica forse. Vista, olfatto e palato potrebbero essere ingannati senza dubbio. Dal colore alla grana del burger tutto fa pensare: “ops, ho sbagliato ristorante..”, al primo morso viene fuori un mix di sapori, dato da tutti gli ingredienti, che esaltano e stuzzicano le papille gustative. Una scoperta interessante, ricercata e complessa nella sua realizzazione, firmata da Beyound Meat, la start up che produce sostituti per la carne e prodotti caseari che ha dietro nomi del calibro di Bill Gates e Leonardo di Caprio.

Infine arriviamo al pezzo forte, quello che ti conquista letteralmente, il dolce. Ampia la scelta, considerato che Romeow Cat Bistrot ha anche un’anima da caffetteria per colazioni e merende rilassanti. Arriva al tavolo lei, la White Cake, a base di yogurt di soia, su base di biscotto al cioccolato, topping di lamponi e frutti di bosco. Vero godimento per il palato: soffice, golosa, leggera e bella da vedere. Il tutto degustato in un’atmosfera quasi ovattata, dove il dormire dei gatti e il loro muoversi leggeri, rallenta il ritmo che si lascia frenetico fuori dalla porta per un momento di relax conviviale, scandito solo dai piatti in degustazione.

Romeo Cat Bistrot

Via Francesco Negri, 15 – Roma

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