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Una donna, mamma e cuoca: Fabiana Scarica

di Viola Centi | 25 Marzo 2019
Una donna, mamma e cuoca: Fabiana Scarica

Foto da Ritratto di Rasa Makaraityte

Una giovane donna, una donna mamma, una mamma cuoca. Negli occhi le si riflette il blu marino del golfo di Napoli, lo stesso che si intravede dalla cima dei Monti Lattari, là dove Fabiana Scarica ha aperto “Villa Chiara Orto e Cucina” nel Febbraio del 2015. La giovane Chef nasce a Vico Equense nel 1988, e qui, radicata alla sua terra, è voluta rimanere costruendo un ristorante che rispecchi l’idea di familiarità per tutti coloro che vi entrano. Nel piatto i colori e i sapori della Costiera. D’altronde, come dice il geografo francese Jean Brunhes “Mangiare, è incorporare un territorio”, e Faby ha ben tradotto questo aforisma; ne è prova la sua grande padronanza nella lavorazione e nella cottura dei prodotti ittici, con i quali ha saputo abilmente vincere, nel 2017, Top Chef Italia. Una passione, quella per la cucina, che ha riscoperto dopo essersi diplomata al Liceo Classico di Castellammare di Stabia. Una volta appreso ciò, a passo svelto, ha deciso di inseguire il suo sogno e così, dopo alcuni stage presso i ristoranti locali si è iscritta alla scuola Alma a Colorno, fondata da Gualtiero Marchesi. «Fame di conoscenza tra fuochi e padelle. Forse proprio grazie alla mia bimba e a ciò che mi ha trasmesso. Con lei ho imparato che se riesci a credere e a lottare per ciò che si sogna, potrai vedere i tuoi sogni diventare realtà».

Terminata la formazione a Parma, sono iniziate le prime vere esperienze, quelle che sanciscono la formazione più autentica, dove mettere le mani in pasta ti permette di imprimere nella mente quella gestualità armonica e caratteristica di ogni grande chef. Ad ognuno la sua personale firma. «L’esperienza maturata nella mia terra con l’alta ristorazione del meridione: Gennaro Esposito alla Torre del Saracino di Vico Equense, Stefano Mazzone al Quisisana di Capri ed Ernesto Iaccarino al Don Alfonso 1890 a Sant’Agata sui due Golfi, mi ha permesso di crescere, tanto». Nascosti nel cassetto di bambina, ci sono i sogni che frullano nella testa, e prima di prendere consapevolezza dell’essere “grandi”, Faby rispondeva:  «Sarei voluta diventare un architetto, un veterinario o una psicologa». Questi tre desideri, si trasformano e mutano, plasmandosi nella passione di Chef che le permette, così, di contemplare a suo modo tutti e tre i mestieri; la creatività nella costruzione del piatto, nel comprendere ed arrivare al cuore di chi ne assaggia, risvegliando le antiche memorie dei sensi e infine aver cura dell’altro, della materia prima, imprescindibile assioma della sua filosofia culinaria. Per questa scenografia, nella quale Villa Chiara è immersa, Fabiana non può non definire la sua cucina: solare, leggibile e identitaria.

Il forte legame con la madre terra, con la limpidità dell’acqua e del piatto, che immediato arriva, colpisce l’iride che ne gode e il gusto che se ne appassiona. E come Marcel Proust, nella Ricerca del Tempo Perduto, si affidava alla memoria involontaria insita in ognuno di noi, che affiorava inaspettata al solo assaggio di una madeleine, anche la cucina della giovane donna rivive delle più felici condivisioni di ricordi. «La mia famiglia a tavola: se penso alle feste di Natale le linguine all’astice di papà; se penso alle feste di compleanno, i buffet ricchissimi di mamma, o tutte quelle ricorrenze in cui lei da preparava per 30 persone, nella cucina di casa. Se penso al calore di casa di nonna Maria, la sua zuppa di verdure, la pasta e patate che, immancabile, ci attendeva sulla tavola al ritorno da scuola. Se penso alle zite spezzate con il sugo di pomodoro e ricotta di nonna Gerarda, la voce di mio nonno che mi sussurrava. Nei miei ricordi si mangia, sempre».

Ben ferma e radicata al territorio d’origine, non manca però la curiosità e l’ammirazione per altre cucine del mondo, le stesse in cui si riescono a ritrovare piccoli frammenti di sé, come se le miglia che ci separano, fossero annullate d’improvviso. Il rispetto della tradizione tramandata, la preziosità di ricevere in dono la cultura delle proprie radici, salde al territorio, è la cosa che più mi caratterizza. Questo rigore e rispetto nei confronti della proprio storia, non posso non ritrovarlo nella cucina francese e giapponese. E se la veranda di Villa Chiara, con la vite pendula a rinfrescare una calda serata d’estate, potesse accogliere tre ospiti speciali? «Senza porre limiti alla fantasia, vorrei tre donne della cucina mondiale: Anne-Sophie Pic (Anne Sophie Pic Le Restaurant ***, Valence, Francia), Annie Féolde ( Enoteca Pinchiorri, FI) e Valeria Piccini (Caino, Montemerano Manciano – GR). La possibilità di dedicar loro un piatto, e con questo, far rivivere in loro ricordi di vita».

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