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Innovazione

Startup nel Lazio: arrivano i vignaioli volanti

di Giusy Ferraina | 17 Marzo 2020
Startup nel Lazio: arrivano i vignaioli volanti

Enoteche, carte dei vini, ristoranti, bistrot, bar e vini alla mescita, intorno a quelle che per noi sono forme abituali di consumo c’è un grande lavoro di selezione e di intermediazione tra chi il vino lo produce e chi lo vende al consumatore. Il famoso tassello del distributore o agenzia di rappresentanza, incaricati spesso non solo di rifornire le cantine, ma anche di fare le carte e di far conoscere a ristoratori e clienti nuovi vitigni, prodotti e realtà vinicole. Un settore intermedio che funziona come “talent scout” del vino, soprattutto di quando parliamo di quelle agenzie o quei piccoli distributori che sono così innamorati del vino da andare a cercare in giro per l’Italia quelle chicche che nessuno o conosce.

E proprio qualche settimana fa, quando il mondo non si era ancora fermato, durante una degustazione per la presentazione del proprio catalogo, abbiamo conosciuto più da vicino una di queste agenzie. Stiamo parlando dei Vignaioli Volanti, di cui già il nome ci indica quanto idealismo e libertà ci sia nel loro modus operandi, rispetto a delle regole standard di selezione e mercato. Una distribuzione nata da qualche mese, ad opera di Enrico e Paola Palombo, due fratelli, su una lunga esperienza passata. E proprio da Paola ci facciamo raccontare chi sono i vignaioli volanti, come nasce il progetto e perché questo nome: “Vignaioli Volanti è la selezione della nostra società che si chiama LiberiSpiriti. Un’idea di mio fratello Enrico, che insieme a 3 collaboratori (io e altri due soci) ha dato vita a questa nuova distribuzione di vino e champagne, che opera nella città di Roma e provincia. Il nuovo progetto è ambizioso ancora work in progress. Siamo infatti alla ricerca di una sede adeguata dove svolgere il lavoro di distribuzione e altre attività culturali legate al mondo del vino. Siamo ancora “volanti” in tutti i sensi”.

Enrico ha un’esperienza trentennale nella vendita di vino, Paola da sempre appassionata, ha vissuto gli ultimi anni vent’anni tra corsi Ais, degustazioni in giro per l’Italia, viaggi studio e visite in cantine per conoscere i produttori e le zone vitivinicole d’Italia e Francia. Un lavoro alimentato dunque da una sana passione come ci conferma lei stessa: “Siamo il paese con la più ampia biodiversità vinicola. È un panorama immenso e non basta una vita intera per conoscere tutti i vini che annata dopo annata arrivano sul mercato. Nel mio piccolo cerco soprattutto di approfondire le zone che ancora conosco poco e mi incuriosiscono le piccole aziende familiari, dove le persone fanno la differenza. Mi appassionano i vignaioli e le vignaiole che riescono a fare dei vini puliti ed eleganti con i minimi interventi in natura e in cantina. I vini buoni davvero”.

E da questa ricerca e scoperta si definisce il catalogo dei “vignaioli volanti”. “Al momento i nostri vignaioli sono 32 in Italia, nelle più importanti zone vitivinicole del nostro paese, e 6 in Francia tra Champagne e Alsazia.  Il criterio base per la selezione delle aziende da distribuire – spiega Paola –  è per noi da sempre il carattere artigianale del produttore. I nostri vignaioli sono persone di famiglia, ne conosciamo la storia, i vigneti, le cantine. Conosciamo la fatica, l’attenzione e la cura che dedicano al lavoro artigianale in vigna e in cantina. Ci affidano il prodotto dei loro sacrifici e noi non ci sentiamo di vendere solo vino, vogliamo anche raccontare chi lo produce. Ne sposiamo la filosofia e i vignaioli volanti ci ripagano con la loro fiducia”.

Dietro ogni vino ci sono storie e persone, quindi vini non solo da vendere, ma da raccontare. Una frase che sembra banale e ripetitiva per chi vive il settore enologico, ma non sempre viene soddisfatta quando si sceglie un vino al ristorante. E di storie da raccontare Paola ed Enrico ne hanno un bel po’: “Tra le tante mi viene in mente quella di Atto Unico di Roberto Picéch. L’azienda si trova a Pradis di Cormons, nel cuore del Collio. Una bella famiglia a cui siamo legati da moltissimi anni. Nel 2018 una forte grandinata ha decimato il raccolto e Roberto ha deciso di selezionare i migliori grappoli di Friulano, Malvasia e Ribolla Gialla, avviando la produzione di un vino unico, fuori dagli schemi, che è risultato un vino del tutto originale, una coraggiosa espressione del territorio friulano e della passione del suo produttore”.

E oltre a Picéch dal Friuli, insieme a Damijan Podversic e Il Carpino (del Collio) e Cencig e Cecchini (dei Colli Orientali), ci sono tante storie che arrivano da altre regioni d’Italia: dalla Sicilia dell’Etna con Valenti, alla Calabria con Casa Comerci, c’è la Toscana con Poggiolella e Montemercurio o la Liguria de Il Monticello, il Piemonte di Azelia e Alario, l’Abruzzo di Maria Paola Di Cato, c’è l’Alto Adige con la sua viticultura di montagna di Kuenhof e Gojer, tanto per citarne alcuni. E poi ancora storie di vignaioli da Veneto, Lombardia, Sardegna, Campania, Lazio, Marche, Alto Adige e Emilia Romagna. Per conoscerli tutti basta cercare @vignaiolivolanti sui social.

Ma ci sono anche i vini dei sogni.  Uno non può bastare – risponde Paola divertita –  Il sogno nel cassetto sono i vini di Gravner, ma i piedi li ho ben ancorati a terra e dico che mi piacerebbe avere in catalogo i vini di Piana dei Castelli di Matteo Ceracchi (Velletri)”.

Non a caso parliamo di Lazio, il territorio dove i Vignaioli Volanti operano e dove negli ultimi anni c’è un gran fermento positivo. Visione che è pienamente confermata da Paola che ci elenca subito una serie di cantine da tenere sotto controllo: “Finalmente, dopo decenni di immobilità, nel Lazio emergono delle belle realtà. Basta pensare ai tanti bravi e ormai noti produttori nella zona del Cesanese. Ai Castelli Romani dove vivo, oltre a Merumalia, il nostro vignaiolo volante del Frascati (e non solo), apprezzo moltissimo le produzioni di Cantina Ribelà a Monteporzio, Torretta Bio a Grottaferrata e Federico Artico a Lanuvio. Ma nella regione emergono altre eccellenze come Podere Orto a Trevinano (VT), DS Bio di Danilo Scenna a Pescosolido (FR), Andrea Occhipinti a Gradoli (VT) e Muscari Tomajoli a Tarquinia (VT). Questi i miei preferiti ma ce ne sarebbero ancora molti da citare e questo la dice lunga sullo scatto in avanti che ha fatto la nostra regione in termini di qualità”.

Se i produttori di vino nel Lazio hanno fatto questo salto di qualità importante, ma soprattutto evidente, dall’altra parte ci sono i ristoratori con cui giornalmente un distributore si interfaccia. E a questo punto siamo curiosi di sapere come sono i ristoratori romani e quanto siano preparati e capaci di raccontare bene il vino per poi venderlo.

E’ mio fratello Enrico ad occuparsi della parte commerciale dell’azienda, insieme ai soci e agli agenti.
Per la mia esperienza posso dirti che Roma è una città dispersiva, ci sono migliaia di locali, delle tipologie più disparate. Il nostro cliente tipo appartiene ad una ristorazione medio alta, dove normalmente il vino viene gestito con grande cura da professionisti o direttamente dai gestori competenti in materia. Qui il racconto del vino e del produttore diventa più facile perché c’è un livello di preparazione di fondo e una predisposizione all’ascolto. Non ti nascondo che anche a noi capitano locali in cui non riusciamo ad avere un interlocutore che sappia apprezzare la selezione che proponiamo, per mancanza di attenzione o di competenze.
E invece sarebbe bello trovare sempre l’interlocutore giusto, che sappia comprendere il livello della selezione proposta e abbia voglia di conoscere i nostri vignaioli volanti”.

Un lavoro non facile questo della distribuzione, che spesso si scontra con le tendenze alcoliche dei consumi, con la concorrenza, la sicurezza di etichette più conosciute o il ribasso dei prezzi, per non parlare del ritardo dei pagamenti, nota dolente nel rapporto ristoratore–cantina. Ancora più difficile in questo momento storico, dove il decreto #iorestoacasa ha convinto numerosi ristoratori a Roma a chiudere per garantire sicurezza a clienti e personale, bloccando così gli ordini.  “Una decisione responsabile che ci aspettavamo – incalza Paola – ma un danno evidente per tutti, soprattutto per chi come noi vive la fase di start up. C’è un blocco delle attività su tutti i fronti e anche giustificato. L’unica risposta che possiamo dare è adeguarci alla situazione con dei servizi per i privati. Abbiamo infatti messo on line un catalogo dedicato con la possibilità di consegna a domicilio. Poi ci faremo venire idee che ci aiutino ad arginare i danni che questo Coronavirus sta portando su più livelli. Di una cosa siamo sicuri che bisognerà ripartire di slancio, con idee nuove ed entusiasmo, sperando che l’emergenza finisca il prima possibile e che sempre quanto prima l’Europa e il Governo siano vicini con decisioni, soluzioni e contributi che aiutino le aziende, a partire da quelle più piccole, che in questo frangente, rischiano di non sopravvivere”.

 

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Veramente un bell’articolo, grazie ancora!

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