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Ristorazione

“Quel Tavolo N.1” // Oste 2.0 // Eleonora De Venuti

di Eleonora De Venuti | 12 giugno 2018
“Quel Tavolo N.1” // Oste 2.0 // Eleonora De Venuti

Il Jazz filtrava ogni intenzione, perchè erano le intenzioni le vere protagoniste di quell’incontro, unico, magico ed irripetibile. Nè la bella giornalista spagnola Rakel, nè il giovane ed emergente chef Salvador avrebbero mai potuto dimenticarlo.

Erano le 19.00 di una serata di novembre, il corso nel centro della città era tranquillo, non vi era la solita abbondante camminata, come se le dimensioni spazio-temporali volessero lasciare Rakel e Salvador liberi e rapiti dal tempo, presi in disparte ed immersi in un confronto esistenziale che avrebbe sancito l’evolversi della loro storia d’amore.

 

Manuel Sardo

Manuel Sardo

 

 

«Buonasera, gradirei assaggiare il Franciacorta “Monterossa cuveè brut”, dicono sia una bollicina piuttosto ruggente, adatta a palati esperti, la abbinerò ad una degustazione di alici del Mar Cantabrico, ricordano le mie lontane terre…»

Diceva lei, lasciandosi andare a ricordi manieristici di un passato ancora irrisolto.

 

«Io invece mi lascerò tentare da un fresco e giovane Pinot Nero siciliano, Terrazze dell’Etna, dicono che questi rossi del sud siano davvero spaziali.»

Continuava lui, ponendosi già in punto di rottura e mancata condivisione.

Un amore in differita il loro, mai vissuto appieno. Rakel voleva che lui rinunciasse alla partenza, mettendo in disparte il suo folle amore per la cucina, voleva che non partisse per Londra, dove uno dei più grandi chef di fama internazionale progettava una nuova apertura vedendo in Salvador una delle pietre miliari.

 

«Rakel è una vita intera che aspetto questo momento, non puoi pretendere tutto questo. Sai che ti amo, ma la nostra relazione potrebbe rafforzarsi attraverso le distanze e poi verresti a trovarmi spesso, Londra è una città piena di grandi opportunità.»

La bollicina del Franciacorta eruttava nel bicchiere come lava da un vulcano, aveva un battito, un ritmo quasi volesse esprimere tutto quello che Rakel aveva in petto, le sue paure, le sue incertezze ed urlare ad alta voce che lei non avrebbe mai capito appieno il folle amore per il cibo e per la cucina, perchè lei non conosceva l’emozione che si prova prima di impiattare, di colorare quella tela bianca, di darle vita, di immergersi in una sindrome di Stendhal che sembra rapirti i sensi per dare animo ad un piatto dai mille colori.

 

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«Salvador, ti sembrerò la solita egoista , ma forse il senso di frustrazione che provo ogni giorno sta prendendo il sopravvento su di noi , tu non riuscirai mai a capirmi fino in fondo ed io vivrò dannatamente questo senso di colpa per il resto della mia vita. Non potrà mai funzionare.»

Disse lei in tono arrendevole e abbassando lo sguardo, immergendosi in quel bicchiere così chiaro e cristallino come l’irruente e brusca fine di quella storia.

 

«Stai dicendo che è finita Rakel?»

Rispose lui dopo aver sorseggiato un caldo Pinot nero , elegante, morbido, sontuoso ed avvolgente.

I sentori salmastri, sapidi e persistenti rispecchiavano l’equilibrio di cui Salvator avrebbe avuto bisogno nel prossimo futuro. In fondo ogni sorso aveva il sapore dell’abbandono e della solitudine.

Mentre i due si guardavano negli occhi con estrema suggestione, trasformando un momento di dolore in una scena teatrale di sfondo shakespeariano, l’oste li osservava da lontano, avrebbe voluto prendere la mano dell’uno ed unirla alla mano dell’altra, riportando tra i due il calore della pace, ma non poteva. Quella era una delle tante storie in cui si immergeva per passione, storie che non avrebbe mai potuto cambiare, nonostante le mura del suo bistrot ne fossero fiere testimoni. L’oste aveva una sola, unica e straordinaria responsabilità : la carta dei vini in mescita.

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Ebbene sì, quei vini in realtà non sarebbero stati suddivisi unicamente per regione, struttura , persistenza o “pairing” ma bensì per sentimenti, per storie di vita, per momenti di gioia e di dolore, avrebbero disegnato con colori dalle mille sfumature le vite dei suoi clienti , quello era il suo unico dovere, e doveva essere svolto alla perfezione.

Mentre l’oste serviva l’ultimo “giro” di bevute, disse,  accennando un sorriso misto tra saggezza e tenerezza :

«Cari signori, La vita senza libertà, è come un corpo senza lo spirito, per questo fare ciò che si ama è vera libertà ed Amare ciò che si fa è vera felicità. Liberate l’amore tra di voi oppure liberatevene per sempre….Salute, alla vostra!»

Quella volta non riuscì a trattenersi, il tavolo 1 era davvero speciale, gli occhi di Rakel riflettevano la luce e il bagliore di una guerriera che ha appena perso una battaglia, mentre quelli di Salvador, il dolore della rinuncia.

Entrambi gli sguardi le ricordavano maledettamente il suo passato.

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