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Mourad Ouada, l’enologo dalla doppia anima

di Giulia Mancini | 28 Maggio 2019
Mourad Ouada, l’enologo dalla doppia anima

Foto da @dariopichini

«Il vino è la poesia della terra», così lo amava definire il grande Mario Soldati. È proprio da quella terra che ogni anno intere aziende, famiglie e cantine cercano di riporre in bottiglia il frutto migliore di un’intera stagione. Ogni bottiglia custodisce il lavoro, la passione e i sacrifici di tutte le persone che contribuiscono a realizzarla, e in tale contesto la figura dell’enologo è fondamentale per la riuscita di un buon vino; l’enologo può essere identificato come il padre putativo del vino, è colui che ne determina la crescita, la quantità, le tecniche produttive, colui che se ne prende cura durante tutto il processo evolutivo, come un buon padre di famiglia. L’enologo si dedica alla cura, alla crescita e alla realizzazione del miglior vino.

Mourad Ouada è un enologo di lunga esperienza e la sua testimonianza riuscirà a raccontare i pro e i contro di uno dei lavori più affascinanti, potrà rivelare il dietro le quinte del mondo del vino, svelandone le fasi più nascoste. Il nome Mourad Ouada palesa la propria origine (mamma francese e papà algerino), anche se la maggior parte della sua vita, dagli studi a quella professionale, si è svolta in Italia: «In me convivono due anime: quella francese e quella algerina, questo sono io».

Com’è nata la sua passione per il vino?

Sin da piccolo il vino mi ha sempre affascinato, poi l’arrivo in Italia ha contribuito a trasformare questa curiosità in qualcosa di concreto, frequentando la facoltà di Scienze Agrarie presso l’Università della Tuscia di Viterbo, dove, nel 1995, ho conseguito la laurea. Quattro anni più tardi lavoravo già al fianco di Riccardo Cotarella, per più di sedici anni la mia vita professionale è legata a lui.

Cosa l’ha spinta a lasciare la squadra di Riccardo Cotarella?

Dopo più di sedici anni di lavoro con Riccardo Cotarella ho sentito la necessità di prendere una strada che fosse solo mia; ringrazierò sempre Riccardo per la fiducia dimostratami in tutti questi anni di lavoro, due anni fa ho avvertito il bisogno di cambiare, crearmi una realtà dove poter esprimere le mie capacità e metterle sul campo. All’inizio ammetto che un leggero senso di incertezza ha accompagnato la mia scelta, ma alla fine sono contento della nuova strada intrapresa.

Com’è il lavoro dell’enologo?

Io non amo definirlo lavoro, essere enologo è la mia vita, a volte penso che non avrei saputo o voluto fare altro. Ammetto che il mio privato ne risente tantissimo, infatti, spesso ho un forte senso di colpa nei confronti di mia figlia. Il lavoro mi porta tanto fuori casa, vivo tra aerei e terreni vitati così il tempo da dedicare a lei mi sembra sempre troppo poco. Questo lavoro è fatto di rinunce e grandi sacrifici, solo le soddisfazioni possono riequilibrare le situazioni e portarti a guardare sempre avanti.

Come vede il futuro enologico del nostro Paese?

I cambiamenti climatici degli ultimi tempi stanno rendendo il nostro lavoro una scommessa annuale sempre più difficile da sostenere. Nulla è più prevedibile, si lavora sempre in emergenza climatica e tutto questo si ripercuote sul prodotto finale. L’interesse per il vino italiano continua sempre più a crescere, frequentando spesso i mercati stranieri dalla Cina all’Europa del Nord è evidente che il consumatore cerca il made in Italy anche nel vino. Un elemento importante che sto constatando negli ultimi anni è quanto l’Italia stia diventando una terra appetibile soprattutto per grandi fondi americani e i nuovi ricchi, dalla Toscana al Piemonte: l’Italia del vino parlerà sempre più straniero.

Si divide tanto anche tra Bulgaria e Francia com’è lavorare lì?

La Bulgaria nei prossimi anni acquisirà una maggiore considerazione e importanza a livello globale, a causa dei cambiamenti climatici, attualmente in Bulgaria persistono le temperature ideali per la crescita della vite. La Francia è la mia seconda casa seguo diversi Châteaux a Bordeaux e una piccola cantina in Borgogna, ogni volta che metto piede in vigna l’emozione è sempre grande e ritrovare ogni anno l’eleganza dei vini francesi è una magia che si ripete.

Il suo futuro che sapore avrà?

Credo di essere un uomo talmente fortunato, che il sapore del mio futuro spero continui ad avere il profumo del vino. Il prossimo 4 giugno sarò a Roma, alla Domus Circo Massimo, una splendida location incastonata nelle pareti del Palatino, dove io e le mie cantine, dalle italiane alle bulgare, fino a giungere alle francesi, saremo pronti a condividere con tutti i nostri ospiti una serata dedicata al vino. Vi aspetto!

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