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Monteverro, un colpo di fulmine per la Maremma dall’ambizione internazionale

di Sabrina de Feudis | 15 Marzo 2021
Monteverro, un colpo di fulmine per la Maremma dall’ambizione internazionale

Umiltà è la parola che più di altre identifica la filosofia e il racconto di questi lunghi diciotto anni di vita della cantina Monteverro. Umiltà in un progetto nato sulle dolci colline di una terra così ricca e generosa, che regala scorci, profumi e colori da far battere il cuore. Il colpo di fulmine per la Maremma ha portato nel 2003 Georg Weber a realizzare il suo sogno: diventare vignaiolo, una passione cresciuta in lui piano piano, che la terra toscana ha saputo rendere viva. In questo viaggio che dalla Baviera l’ha portato in Toscana, Georg aveva a fianco la moglie Julia, che ha fatto suo il sogno del marito, rendendolo un progetto di vita e di successo da condividere insieme. Sono cinquanta gli ettari di proprietà, di cui 35 vitati, dalla vendemmia del 2018 tutti in produzione, dislocati a pochi passi da Capalbio e dal Mar Tirreno. Il progetto iniziale di Georg ha un’ambizione forte, rendere la sua cantina un’eccellenza internazionale, prendendo ispirazione proprio da quei vini che lui tanto ama, i Gran Cru bordolesi, per questo motivo coltiva esclusivamente Chardonnay, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Petit Verdot, con Syrah e Grenache. Nel 2011 le bottiglie di Monteverro hanno iniziato la loro strada nel mondo, con 4 diverse etichette. Oggi se ne contano 6, Monteverro, Tinata, Chardonnay, Terra di Monteverro, Verruzzo e Vermentino per una produzione che si attesta sulle 150 mila bottiglie.

Mathieu Taunay

Georg vive in Baviera ma appena può torna nella sua cantina, sapendo che ad aspettarlo c’è una squadra di professionisti, che vede in Monteverro la propria casa e la propria famiglia. Uno fra tutti è il giovane enologo, Mathieu Taunay, che dopo un lungo peregrinare tra i vigneti in giro per il mondo, decide di fermarsi in Toscana, a Monteverro. In principio la cantina aveva 15 ettari, Mathieu è partito rimettendo in vigna pezzi di biodiversità, essendo essa una monocoltura. Il primo problema che ha dovuto affrontare è stato un attacco di cocciniglia, un insetto dannoso per la vite, non conoscendo la zona Mathieu usava degli insetticidi, ma dopo tre settimane la situazione si ripresentava, al terzo anno ha smesso di usarli e oggi, dieci anni dopo, ha osservato che la cocciniglia non è più un problema. Questo è stato uno dei motivi che ha spinto l’azienda ad avviare un percorso di conversione biologica, dettata da una scelta consapevole e maturata con il tempo.

Julia, cosa Vi ha spinto a scegliere la Maremma come zona dove produrre i vostri vini? 

Era chiaro fin dall’inizio che la nostra fonte di ispirazione vinicola fosse la Toscana e soprattutto i grandi bolgheresi. Ma scegliere Bolgheri sarebbe stato un po’ come scegliere una strada già battuta e noi invece volevamo creare proprio qualcosa di unico. Abbiamo quindi ricercato un terroir simile al bolgherese – dolci colline, vicinanza al mare e una bella brezza marina – come la Maremma. E, arrivati a Capalbio, dove sapevamo c’era un appezzamento in vendita, è stato davvero amore a prima vista: il profumo meraviglioso nell’aria, aromi molto speziati di macchia mediterranea e la fragranza del mare ma anche l’incredibile paesaggio collinare, la natura incontaminata. Una volta fatte analisi del suolo per capire se il terreno era adatto alla viticoltura, è stata una scelta davvero naturale per una zona che “ci ha fatto battere il cuore”.

Il vostro progetto ha una visione fortemente internazionale. Qual è, invece, l’aspetto “maremmano” che c’è nelle vostre bottiglie?

I vitigni sono internazionali ma esprimono un terroir tutto maremmano, con un DNA di macchia mediterranea e salinità marina che rimandano chiaramente a questo posto splendido. Le persone sono quello che scelgono: il nostro enologo Mathieu, ad esempio, è francese e ha girato mezzo mondo lavorando per terroir vinicoli diversissimi tra loro, ma è qui a Capalbio che ha deciso di mettere radici e diventare toscano d’adozione. Noi abbiamo un’altra attività che ci tiene in Germania, ma veniamo qui tutte le volte che possiamo e i momenti importanti della nostra vita, il matrimonio, battesimo dei figli etc. sono legati a questo luogo. Purtroppo, l’ultimo anno ci ha visto molto meno presenti a causa della pandemia e quindi delle restrizioni di viaggio.

Sono diciotto anni da quando è iniziata questa avventura, che bilancio fate?

Un bilancio davvero positivo, ma ci vuole tempo e molta pazienza, il vino ha delle tempistiche lunghe e dalla piantumazione alla bottiglia finita passa davvero molto tempo. Ora, dopo 18 anni possiamo vantare 9 annate davvero di grande qualità e di questo siamo molto felici. La qualità è confermata da eccellenti rating, di guide italiane e internazionali, ad oggi siamo distribuiti a livello mondiale in oltre 20 paesi, e questo ci dà ancora più motivazione.

Georg ha compreso che il suo futuro fosse il vino, assaggiando un calice di Chateau Latour del 1966, per lei Julia com’è nata la passione per il mondo enoico?  

Sono entrata in questo settore affiancando mio marito nelle attività di Monteverro, ma devo dire che è un mondo che mi ha affascinato subito perché il vino è piacere, è convivialità e crea connessioni con le persone: da quando lavoro con Monteverro ho incontrato persone davvero interessanti da tutto il mondo, creando una rete di affinità.

Vermentino 2020 IGT Toscana Vermentino Questo vino attende la certificazione biologica e viene prodotto dall’annata 2012, la pressatura è effettuata con il grappolo intero, a differenza degli altri vini della gamma in questo sono usati lieviti selezionati, un passaggio che permette di accelerare la fermentazione alcolica. Fino a dicembre si procede con ripetuti batonnage delle fecce per essere definitivamente imbottigliato a fine gennaio. Agli occhi risulta giallo paglierino, al naso irrompe con note agrumate, la vicinanza della macchia mediterranea è ben percettibile grazie ai profumi di rosmarino, origano e alla presenza di delicate sfumature mentolate. In bocca l’acidità prevale sulla sapidità, chiudendo su una nota leggermente amara. L’etichetta è il frutto di un’opera d’arte disegnata dall’artista Bruno Pellegrini, che ha firmato anche quella di un’altra bottiglia, il Verruzzo.

Tinata 2016 IGT Toscana Rosso Rappresenta nel nome un omaggio alla mamma di Georg, che si chiama Cristina ed è innamorata del Syrah e per questo motivo Georg decide di introdurlo nella sua vigna. 70% Syrah e 30%Grenache, che aiuta tantissimo per l’acidità, sicuramente il tempo regalerà a questo vino l’equilibrio giusto. L’annata 2016 è da annoverare tra le migliori, con un inverno perfetto, una buona primavera e con la giusta intensità di piogge durante il periodo estivo, che ha permesso di vendemmiare verso settembre. Un colore rosso rubino brillante, che riesce a suggestionare l’assaggio attraverso una carrellata di profumi intensi dai fiori di lavanda, ai frutti rossi come i lamponi. Le note speziate ben emergono dal calice, donando fitti profumi di pepe nero, cardamomo e polvere di cacao. Il sorso fa ben intendere per il futuro di questo vino, che solo il trascorrere del tempo riuscirà a regalargli un carattere elegante e infinito.

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