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Miriam Masciarelli, la figlia d’arte del vino italiano

di Sabrina de Feudis | 7 Settembre 2020
Miriam Masciarelli, la figlia d’arte del vino italiano

Mriam Lee Masciarelli oggi è la brand ambassador della cantina di famiglia, un nome che ha fatto la storia del vino abruzzese, conquistando prima l’Italia e poi il mondo. Miriam è una donna sicura di sé che con orgoglio lavora nell’azienda che il suo papà Gianni, con tanta lungimiranza, aveva realizzato sul finire degli anni ottanta, con l’intento, ben riuscito, di rendere il Montepulciano d’Abruzzo uno dei vini più apprezzati del panorama enoico italiano. La  sua prematura scomparsa ha portato la moglie Marina Cvetic a prendere in mano la cantina, dove da qualche anno Miriam lavora a pieno ritmo, aspettando in futuro anche l’arrivo dei suoi fratelli più piccoli. Il loro auspicio è quello di continuare a lavorare con lo sguardo curioso e attento, che ha permesso al loro papà di realizzare il suo sogno, produrre vino in Abruzzo.

Essere una figlia d’arte è una grande responsabilità, qual è stato il tuo personale apporto in azienda?

Ho trascorso la mia infanzia viaggiando con i miei genitori per fiere ed eventi, sono cresciuta sempre in vigna, così mi hanno trasmesso questa passione da piccola ed è qualcosa che ti rimane. Il mio passato, questi ricordi familiari vivono in me in modo nitido, ho respirato sin da piccola il mondo del vino, lo conosco abbastanza, ma ritengo che c’è sempre da imparare da questo settore. Essendo una figlia d’arte, come dici, ho dovuto impegnarmi maggiormente, assumendomi una grande responsabilità, prima di approdare in azienda ho lavorato per altre società. Non è facile lavorare con i propri genitori, i miei poi hanno delle personalità molto forti,  rispetto a mia mamma ho vissuto una realtà diversa, ma devo dire che mi lascia parecchio spazio.

Siete presenti in più di 50 Paesi nel mondo, questo particolare periodo cosa ha comportato per voi?

La nostra produzione è distribuita per metà in Italia e per l’altra metà all’estero anche se il mercato italiano sta sempre più crescendo, c’è tanta concorrenza e per questo si procede più a rilento.

Hai detto che a 30 anni puoi permetterti di fare degli errori e a 40?

In gioventù ti è permesso sbagliare perché devi imparare, con i quaranta spera di farlo meno.

Come brand Ambassador della cantina l’anno scorso hai trascorso 250 giorni fuori casa, la situazione attuale come ha cambiato il tuo lavoro?

I viaggi per ora non sono in programma, sto seguendo la produzione, controllo la logistica, mi vivo la quotidianità della vigna, il lato positivo di questa situazione è quello di essere in cantina sette giorni su sette con mia madre. Per indole sono una persona positiva la mia filosofia è quella di trarre un’opportunità anche nei momenti di difficoltà.

Tra i tuoi progetti futuri c’è quello di realizzare un tuo vino?

Per il momento sono la responsabile di tutte le nostre linee, delle riserve e delle fasi d’invecchiamento, per il futuro non mi pongo limiti e chissà forse ci sarà un vino tutto mio.

Cosa hai ereditato caratterialmente dai tuoi genitori? 

Da mamma sicuramente ho ereditato la voglia di libertà e il rispetto per gli altri, da mio padre ho preso la sua curiosità scevra da pregiudizi. In fondo credo di rispecchiare il carattere d’entrambi, mescolando i loro pregi e difetti.

Questo periodo ha modificato la comunicazione nel settore del vino, per voi?

Devo essere sincera non sono troppo social e non amo concentrare la nostra comunicazione sulle dirette Instagram o sulle degustazioni virtuali, utilizzando piattaforme online come zoom. Ho bisogno del contatto fisico e del racconto dal vivo, questi nuovi strumenti possono andar bene per l’attuale periodo, ma non per sempre. Oggi non è possibile programmare strategie per il lungo periodo, quindi cerchiamo di essere al fianco dei nostri clienti, avendo la massima flessibilità. Vogliamo sempre migliorarci, quest’anno la vendemmia terminerà a metà ottobre, le vigne sono uno splendore e confidiamo in un’ottima annata.

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