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Mauro Di Maggio: canale horeca bloccato, allarme per piccole aziende

di Manuela Zennaro | 7 Aprile 2020
Mauro Di Maggio: canale horeca bloccato, allarme per piccole aziende

Ospite a #whateverittakes Mauro Di Maggio, Presidente del Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria fa il punto sulla situazione del comparto agricolo pugliese.

Come sta vivendo la quarantena, a livello psicologico?

Visto che ho l’umore basso, non è che mi cambi molto tutto questo. Reagisco razionalmente però la notte mi sveglio in preda ad ansie indicibili, perciò secondo me sta influendo sulla mia vita interiore. Qui fortunatamente lavorando nel settore agricolo possiamo uscire di casa, andare in campagna e stare in mezzo alla natura, una vera botta di fortuna insomma.

Si sta riscoprendo il valore della natura.

Sì, andiamo avanti, abbiamo la fortuna di essere in questo vituperato sud che grazie al cielo non ha densità urbanistiche importanti, cosa che per il momento sta tenendo a bada il virus.

I residenti sono pochi, ma la popolazione vacanziera è molto numerosa.

Noi tra paesini e paeselli non abbiamo questa grande densità, non abbiamo le metropolitane, penso che anche questo abbia giovato. Abbiamo pochissimi scambi con la Cina, rispetto alla Lombardia, ci sono tante cose che hanno ritardato l’avanzata del Covid-19, penso che non la tieni ancora tanto a bada la popolazione, qui al sud.

Qual è la situazione delle aziende agricole pugliesi?

Soprattutto nell’agroalimentare qui la dimensione aziendale è molto piccola, praticamente ci lavorano le persone che hanno ereditato l’attività dal padre o dal nonno, ci sono molte piccole famiglie, piccole e medie imprese. La mia preoccupazione è per le aziende tenute insieme con lo scotch, che vivevano dell’horeca di vicinanza, perché potrebbero avere delle difficoltà. In questo momento chi continua a vendere sono i supermercati e l’online, anche se quest’ultimo settore in Italia è poco sviluppato. Le piccole aziende che hanno poco accesso a questi canali moderni mi preoccupano, stanno tutti riflettendo su cosa fare quando finisce il lockdown, lo trovo un ragionamento lacunoso. Per adesso qui stiamo vivendo in emergenza e dobbiamo trovare le maniere giuste per comunicare, c’è molta gente che ha bisogno di passare il tempo e accede all’informazione anche più frequentemente. Io non so cosa ne pensa lei, Manuela, ma io vedo aziende che comunicano anche in maniera stonata e si sostituiscono quasi alle Istituzioni, fanno la rubrica del Coronavirus, è veramente difficile trovare la giusta misura.

Molte aziende stanno aprendo alla vendita diretta e al delivery.

Sì, per necessità c’è stata un’accelerazione verso il commercio online e la consegna, che in Italia stentava in certi settori, soprattutto per il vino, ad esempio. E questo lo vediamo, come dicevo prima, nella scarsa organizzazione degli e-commerce esistenti che sono in difficoltà a livello di magazzino, solidità finanziaria. Noi qui in cantina stiamo seguendo la produzione e cercando di fare quei controlli che si facevano una volta al mese come i flussi finanziari, pagamenti e incassi, quasi ogni giorno. Abbiamo la fortuna di aver ereditato una situazione solida, la cantina è messa bene e non possiamo correre il rischio che tutto questo vada disperso. Controlliamo molto la merce che deve partire, le programmazioni di imbottigliamento eccetera. Qui si è bloccata l’horeca Italia, quindi quei soldi li riprenderemo quando ci sarà la ripartenza, inutile mettersi a fare telefonate o altro. Il grosso degli importatori, distributori che abbiamo all’estero, quelli seri che poi vanno a rivendere ai ristoranti, anche loro ci hanno scritto per dirci di allungare i pagamenti.

Anche all’estero gli effetti del Coronavirus si stanno facendo sentire, infatti.

 All’inizio erano convinti che fosse un problema nostro e il lavoro verso l’estero era aumentato. Nella prima metà di marzo abbiamo avuto un aumento di ordini, temevano una paralisi produttiva in Italia, ma poi come abbiamo visto il “problema” ha invaso il resto del mondo. Quindi la gestione straordinaria è diventata cosa di ogni giorno, anche lo smart working di cui si parla tanto, penso che poche aziende siano davvero strutturate per farlo in sicurezza. In questo momento noi stiamo facendo fronte alle esigenze di una completa sicurezza aziendale e di tutela della salute, molte persone stanno lavorando a casa, alcune stanno smaltendo degli arretrati, stiamo cercando di non essere troppi nello stesso ufficio.

La Puglia è molto lanciata nel turismo, settore che per questa stagione sarà in sofferenza. Il Governo sta pensando a varie misure, vi aspettate aiuti a livello regionale?

Io sono un pochino disincantato, per tutti questi soldi di cui si parla non vedo le coperture. Vedo con difficoltà la possibilità di un aiuto centrale, credo che il senso delle comunità uscirà molto più forte da questa crisi, perché non ci può essere che una reazione di intelligenza collettiva. Bene che vada ci sarà un consolidamento nel settore turistico e le poche risorse che residueranno si cercherà di investirle in maniera coordinata, ma penso sempre a un coordinamento dal basso perché i segnali che vediamo, tutti questi soldi promessi, non sono sicuro che arriveranno, sinceramente. Sono scettico.

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