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Chef Protagonisti

L’uomo che sussurrava alle alici: Pasquale Torrente

di Giulia Mancini | 28 Febbraio 2019
L’uomo che sussurrava alle alici: Pasquale Torrente

Foto da Andrea Moretti

«Volevo fare il giornalista» racconta Pasquale Torrente «all’esame di stato ho fatto due compiti di italiano, un 9 e un 7 per un mio amico meno abile nella scrittura, quindi un po’ so scrivere anche io.» Con questa premessa ha esordito durante la presentazione romana del suo libro, da Eataly, “L’uomo che sussurrava alle alici”, di Edizioni Catering con foto di Andrea Moretti.

Il suo destino, fin già dalla nascita lo ha portato a Cetara, un posto che lui stesso racconta «non è un luogo turistico, ci si viene apposta – sottolinea – Cetara non ti abbandona», eppure è un luogo da cui spesso si è allontanato per viaggiare e conoscere, capire e assaggiare, bramoso e curioso di natura. «Fino a una quindicina di anni fa era conosciuto per il puzzo di alici, per le salagioni in strada: era un paese un po’ chiuso, come anche le persone. I pescatori sono poco aperti, non hanno molta stabilità, vivendo in mare, ma conservano gelosamente la loro identità. Poi una volta che i pescatori accolgono lo fanno con semplicità e cuore pulito» racconta Pasquale parlando dei luoghi natali e delle persone che nel corso degli anni si sono avvicendate nel porticciolo cetarese e nei vicoli, le stesse che lo hanno visto crescere.

Parigi, Istanbul, Stati Uniti, Volterra nel carcere, Alain Ducasse e mille ricordi che si rincorrono nelle pagine, come nei pensieri; tutti paesi e posti da cui la memoria torna arricchita, posti dove andare e da cui tornare. Luoghi che nella memoria, e nel libro, si mescolano a sapori e profumi, si traducono in ricette e insegnamenti; ventotto ricordi e trentadue ricette, come riporta il libro. In ogni luogo gli incontri e le persone sono il fulcro delle esperienze di Pasquale Torrente, in un’ottica positiva e ottimista che contraddistingue l’uomo delle alici e della colatura «le persone sono buone quando incontrano brave persone». Dal ristorante di famiglia all’ideazione della cuopperia, passando per il percorso di tutela e valorizzazione della colatura che lo vede impegnato da anni.

Un districarsi nei ricordi grazie ai piatti, come tappe fondamentali di una vita tessuta su famiglia e amicizie, in cui le ricette diventano molto più del sapore dei ricordi, ma veri pezzi di vita commovente; la nonna Marietta con cui è cresciuto, vive nella memoria con il profumo dei pomodori estivi, della salsa e delle bottiglie, «nonna mentre cucinava mi dava consigli sulle donne, per me è impossibile cercare di catalogare le ricette perché hanno un limite: la mano, nessuna mano riprodurrà mai lo stesso sapore.»

Non solo ricordi pieni di commozione ma anche scorci di vita imprenditoriale, le svolte di una vita di lavoro che hanno tratto illuminazione e ispirazione dai più disparati momenti; così il ragionamento sul costo di una porzione di fish&chips, durante lo scalo in un viaggio in Canada, diventa occasione per riflettere sull’opportunità di formulare una proposta di friggitoria all’italiana, anzi alla cetarese, vista l’abbondanza e la qualità della materia prima in loco. E da lì l’esplosione del fenomeno cuopperia, fino al coinvolgimento sempre più attivo del figlio Gaetano: «si lamentava quando in cuopperia non c’erano tanti clienti, poi alla viglia della festa patronale del paese mio figlio era sconfortato. Comperai pesce senza dirglielo, tenendolo nascosto nel ristorante, e quando mi chiamò allarmato perché aveva finito le scorte gli mandai tutto il pesce già pulito, pronto da friggere.» Emerge e si distingue il grande lato umano, pieno di generosità dirompente del padre ma anche dell’uomo, pure del professionista che non si tira mai indietro nelle iniziative benefiche e nella condivisione della sua esperienza. Affiora dalle righe la riconoscenza verso i grandi chef che hanno segnato il percorso professionale, primo fra tutti il signor Raffaele di Nonna Sceppa, storico oste cilentano, «capace di fare numeri con qualità, coniugando tranquillità e gentilezza d’animo» ricorda non senza commozione Torrente, riconoscendo gli insegnamenti ricevuti nella comprensione della qualità dei prodotti.

Un libro di racconti e ricette che delineano la figura di un personaggio dirompente della gastronomia italiana, che friggendo nobilita gli ingredienti più umili ma allo stesso tempo è capace di trattare anche i pregiati, ma soprattutto si fa latore dei sapori della memoria.

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