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Julia Prestia, il volto della Venturini Baldini

di Sabrina de Feudis | 17 Febbraio 2021
Julia Prestia, il volto della Venturini Baldini

Julia Prestia è austriaca d’origine, nata e cresciuta a Vienna, italiana d’adozione. Ha lavorato a Londra, dove ha conosciuto il marito, Giuseppe Prestia, lui siciliano, insieme hanno deciso di seguire il cuore e trasferirsi in Emilia Romagna, precisamente nel cuore delle Terre Matildiche a Quattro Castella, in provincia di Reggio Emilia. I due hanno acquisito nel 2015 la Venturini Baldini, una storica tenuta che ha fatto del Lambrusco e dell’acetaia i propri prodotti di punta, frutto di una ricerca costante verso la qualità e la valorizzazione del territorio. Julia ha studiato legge ed economia, ma in cuor suo custodiva un desiderio che sin da piccola animava spesso i suoi sogni: quello di vivere in campagna. Da grande è riuscita a realizzarlo, diventando il volto di una tenuta importante, immersa nel cuore verde dell’Emilia Romagna, in quella terra che è riuscita a dare forma al suo sogno e che ha catturato la sua anima per la bellezza dei paesaggi e per l’ospitalità innata dei suoi abitanti. Julia con determinazione porta avanti questo progetto, così impegnativo, che solo la passione riesce a rendere possibile da realizzare. Nell’anno difficile del Covid è riuscita a portare a termine il suo progetto di ricezione, continuando il posizionamento dell’azienda come ‘Château’ della ‘Food Valley’. Dopo il lungo sodalizio che ha visto legati i vini della tenuta a Carlo Ferrini, è recente la scelta di affidare la produzione a un altro grade nome dell’enologia italiana, Riccardo Cotarella, che con il suo team guidato da Pier Paolo Chiasso, rappresentano un’evoluzione, che si inserisce nel solco di quanto già fatto in questi ultimi anni, con l’obiettivo di rendere visibile la qualità e il potenziale, ancora poco espresso, dei vini di questa terra.

Ci riassume la storia legata alla tenuta?
La tenuta gode di una lunga storia maturata in un angolo di terra situato tra Reggio Emilia e Parma, nel 1976 Venturini Baldini fondò la società agricola, iniziando la produzione vinicola, lavorando già all’ora in biologico. Nel 2015 io e mio marito abbiamo acquistato la tenuta perché i proprietari, ormai diventati grandi, non avevano successori a cui lasciare le terre, così noi ci siamo innamorati di questo posto, direi magico, e abbiamo deciso di puntare sul rilancio della linea dei vini, affidandoci alla sapienza di Carlo Ferrini e siamo riusciti a recuperare la storica acetaia di Canossa. L’ultimo progetto è arrivato nel tragico anno del 2020, ossia dedicarci alla ricettività, il prossimo aprile apriremo anche un ristorante all’interno e nei prossimi due anni abbiamo l’idea di ampliare il numero delle stanze. Abbiamo voluto mantenere il nome della tenuta perché è un nome legato a una bella storia, considero i vecchi proprietari dei veri visionari, che in anni in cui non si produceva in biologico loro l’hanno fatto, volendo sempre porre l’attenzione sulla valorizzazione del Lambrusco.

Si vede nei vini il cambio di proprietà?
Il nostro progetto aveva l’obiettivo di rendere visibile la qualità dei nostri vini indipendentemente dalla fama del Lambrusco, infatti, abbiamo deciso di puntare tanto sugli spumanti, che sono diventati la nostra forza. L’Emilia ha tanto da raccontare e abbiamo deciso di scrivere la nostra storia con un protagonista d’eccezione, l’enologo Carlo Ferrini e Denny Bini, il tecnico residente che da più di 25 anni lavora esclusivamente con l’azienda, per quanto riguarda la scelta dei progetti produttivi e nello sviluppo del potenziale aziendale. Un enologo toscano ci ha dato una visione diversa, approcciando in un modo nuovo.

La sostenibilità è un valore che perseguite da tempo, giusto?
Dal punto di vista personale lo perseguiamo da sempre, poi mi sembra una scelta obbligata anche per il futuro dei nostri figli. Il nostro progetto può funzionare solo attraverso la sostenibilità, abbiamo la necessità di tornare a vivere in un ecosistema naturale. Il mio impegno è costante e ogni anno puntiamo a essere meno impattanti, tutelando la riserva naturale che circonda la nostra tenuta.

Nel 2015 acquisite l’antica acetaia, cosa rappresenta?
L’acetaia è un luogo magico, un’acetaia del ‘700, tra le più antiche della provincia di Reggio Emilia, che conserva ancora la struttura originale, che ha resistito allo scorrere del tempo, tutte le botticelle sono risalenti a quell’epoca, un posto unico che racconta la storia della Tenuta. Fa parte delle terre di Canossa.

Dall’aceto Balsamico alle perle e gocce usate dalla ristorazione gourmet e non solo?
Noi non viviamo solo guardando al passato ma puntiamo all’innovazione partendo da un prodotto così tradizionale che abbiamo cercato di utilizzare al meglio.

Roncolo 1888 è il resort della Tenuta Venturini, come mai questa scelta in periodo così complicato per il nostro Paese?
Non nascondo che è stato un anno pesante e difficile per tutti, abbiamo tanti clienti che sono in gran difficoltà, il resort è un progetto in cui credo fortemente e che si colloca in una scelta strategica da considerare nel lungo termine. Il mio intento è quello di poter regalare un’esperienza, che coinvolga i nostri ospiti in un viaggio personale e sensoriale.

Cosa si aspetta da questo nuovo anno?
Alla fine auguro ai nostri clienti di farcela e di tornare il prima possibile ad una vita normale certamente non uguale a quella di prima, ma ci meritiamo una vita sociale con gli amici e le famiglie. Non bisogna dare nulla per scontato, Non c’è possibilità di scegliere, bisogna andare avanti.

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