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Aziende

I primi cento anni de La Scolca, un secolo di storia nel bicchiere

di Manuela Zennaro | 8 Marzo 2019
I primi cento anni de La Scolca, un secolo di storia nel bicchiere

Intervista a Chiara Soldati, dal 1995 a fianco del padre Giorgio nella guida dell’azienda che ha sbancato i mercati mondiali del vino.

Sono destini incrociati, quelli del Gavi e dell’azienda La Scolca. Due rette parallele che l’una accanto all’altra hanno attraversato un secolo di storia, scorrendo lungo un ipotetico binario che dalla collina piemontese è disceso al capo opposto dello stivale, varcando poi i confini del paese alla volta di nuovi, e lontani orizzonti. Un percorso centenario fatto di sfide, lavoro e passione iniziato nel 1919 e mai interrotto grazie alla tenacia di una famiglia geneticamente intraprendente. Dinamica e attenta, Chiara Soldati commenta con noi alcune fasi di questa lunga, ed affascinante storia italiana.

100 anni, un importante traguardo ma anche una responsabilità per un’azienda entrata a far parte della storia del Paese.

Questi 100 anni raccontano la nostra identità fatta di passione, e scelte coraggiose. Un secolo di investimenti nel nostro territorio, il Gavi, in cui abbiamo creduto fermamente trasformando il Cortese in una importante risorsa per una zona povera e aspra che abbiamo saputo rendere unica e generosa, grazie ad intuizioni che nel tempo hanno premiato un approccio imprenditoriale che pareva visionario. Dalla scelta del vitigno, al continuo investimento nell’acquisto di boschi e vigneti che garantisce l’eccellenza del prodotto, l’equilibrio biodinamico e la salute dell’ambiente. Per noi il centenario è un traguardo importante, ma soprattutto un punto di partenza per guardare al futuro.

Chiara Soldati

Si parla già del ricco calendario di festeggiamenti: qualche anticipazione?

Prowein a marzo, Vinitaly ad aprile, la partecipazione al Gerry Weber Open in Germania ed al Kyiv Fair in Ucraina, il Wine and Good Festival a New York ed il Simple Wine Simposium in Russia. A questi si aggiungono eventi importanti con il partner Ferretti Group: Boot Düsseldorf, Dubai International Boat Show, Palm Beach, Cannes Yachting Festival, Monaco Yacht Show 2019, Fort Lauderdale Boat Show 2019, e poi Shanghai e Shenzhen. Inoltre si terranno eventi nella lounge che abbiamo realizzato in sinergia con Unopiù nella nostra tenuta. Al centro dei festeggiamenti due vini simbolo dell’azienda, impossibili da dimenticare una volta assaggiati: il Black Label Gavi dei Gavi Etichetta Nera – che stupisce per la complessità e l’eleganza dei profumi ed il gusto lungo ed intenso – ed il Brut Millesimato D’Antan, pregiato spumante prodotto solo nelle annate migliori, con almeno 10 anni di invecchiamento.

L’ultimo anno è stato importante e significativo per La Scolca. 

Oltre agli eventi, è stato realizzato un sito web sempre più social, rivolto alla community internazionale di consumatori millennials e appassionati – attori sempre più decisivi per il successo di un brand sul mercato complesso e affollato del vino – ed abbiamo rafforzato il sodalizio con importatori, distributori, retailers. La cantina è stata rinnovata ed è pronta ad accogliere visitatori ed amatori da tutta Italia e dal mondo fin da marzo – è aperto il booking nel sito www.lascolca.net – per diventare il centro di un’esperienza di degustazione immersiva e coinvolgente.

La Scolca e il Gavi sono percepiti come due sinonimi.

La scelta di produrre il Gavi fu del capostipite, il bisnonno di mio papà, nel 1919, anno in cui decise di comprare La Scolca, che in dialetto locale significa “guardare lontano”. L’idea era creare un grande bianco italiano sul modello dei vini d’oltralpe e produrre per hobby, anche se poi parte del vino veniva usato come base spumante per le cuvée di Martini & Rossi e Cinzano: dopo la seconda Guerra mondiale abbiamo deciso di imbottigliare e commercializzare direttamente. Siamo partiti da una scelta radicale, quella di espiantare le bacche rosse per impiantare bacche bianche, in un secondo tempo abbiamo investito in uno spumante monovitigno e negli anni successivi in un vino bianco da invecchiamento, con una politica commerciale e produttiva sempre più innovativa.

Quasi un milione di bottiglie annualmente prodotte e distribuite in circa 40 paesi. Come siete riusciti a conquistare il mercato estero con un vino che porta il nome di un piccolo paese di collina?

Ancora oggi, nonostante lo scenario sociopolitico ed economico internazionale, il momento della condivisione rimane importante. La gente vuole uscire, scambiare i propri pensieri, alleggerirsi, e il vino di qualità accompagna tutto questo. L’Italia resta il nostro punto di riferimento, abbiamo un’ottima rete diretta di vendita, alcuni dei nostri agenti sono di seconda generazione. L’export va seguito, costruito giorno dopo giorno; oggi La Scolca si beve dall’Europa agli Stati Uniti, dall’Asia al Sud America, all’Australia. Il mercato è fatto di persone, di correlazioni e messaggi continui perché noi siamo gli ambasciatori della nostra storia e del nostro stile. Se l’Italia oggi rimane in equilibrio è perché sa fare tante grandi cose. Tutti parlano della Cina, che è un mercato interessante, ma ci sono altre aree geopolitiche di cui si parla meno e che possono dare delle soddisfazioni, penso al Nord Europa, al Sud America, all’Australia.

Il mercato internazionale ha le sue regole, l’identità territoriale anche. È stato difficile attrarre gli opposti?

La scelta coraggiosa e onerosa dell’autoctono si è rivelata vincente, soprattutto in un mondo globalizzato dove si registra una forte omologazione, con relativo appiattimento culturale e gustativo. L’autoctono garantisce una specificità che si può trovare solo in un dato territorio e in una data caratteristica aziendale. Oggi i grandi player internazionali sono i vitigni più conosciuti come lo chardonnay, il syrah, il cabernet, ma nelle grandi occasioni l’autoctono rimane leader incontrastato, scelto dalla fascia di mercato culturalmente più evoluta e raffinata. Faccio un esempio: abbiamo una grande quota di musica commerciale, ma Verdi e Mozart rimarranno sempre Verdi e Mozart.

Giorgio Soldati è considerato il padre del Gavi, Mario Soldati è stato uno dei protagonisti del Novecento italiano.

È stato mio padre Giorgio a volere con forza la Doc nel 1974 e la Docg nel 1998, a fondare il Consorzio del Gavi, e ad esserne il primo presidente. Dopo la laurea in Bocconi, ha avuto l’intuizione di quello che poteva essere il futuro del Gavi. Se ripercorro con la memoria gli anni passati, sono tanti i ricordi che ancora mi emozionano: le passeggiate tra le vigne con mio padre, e la prima vendemmia che ho seguito, quella del 1993. La lezione più grande di mio cugino Mario Soldati è stata consigliarci di non far mancare il cuore artigianale quando l’azienda sarebbe diventata una grande impresa. Di lui ho ricordi bellissimi a Tellaro, da bambina prima, da adolescente poi: le sue lezioni culturali, ma anche di vita e di esperienze profonde mi affascinavano. Era un uomo di grande spessore, combattuto tra il rigore e la libertà ed era un appassionato di vino, di cibo, di cultura.

Con il tuo ingresso nell’azienda di famiglia, nel 1995, hai regalato una immagine glamour e femminile che forse al mondo del vino italiano mancava.

Vignaioli si nasce, tecnicamente ci si diventa. Il mio attaccamento alla terra e al lavoro è viscerale, ma la passione ha bisogno dello scheletro della ragione, così come la ragione per essere efficace deve avere l’ampio respiro della passione. Questo è un mestiere che non puoi ereditare, ti deve piacere, e tanto. Quando una donna giovane inizia una carriera in un mondo prettamente maschile deve essere professionalmente preparata in modo da riuscire a gestire eventuali imprevisti e comunicare agli altri sicurezza ed affidabilità. Negli anni abbiamo raggiunto grandi traguardi, i nostri vini hanno ottenuto posizionamenti importanti e oggi sono serviti nei ristoranti e hotel più prestigiosi del mondo. Ma il mio obiettivo principale è quello di creare emozioni. Per questo la cura di ogni sfumatura è ricercata con grande attenzione, e il momento dell’assaggio si trasforma in un momento di piacere. Forse l’essere donna con uno sguardo al lifestyle e al glamour ha aiutato…

Sei una grande appassionata di sport. Quanto conta la competizione nel tuo lavoro?

Lo sport mi ha insegnato disciplina, impegno, e la capacità di resistere alla fatica guardando in faccia l’obbiettivo. Sono stata maestra di sci in Svizzera da ragazza, ho praticato vela a livelli agonistici e questo mi ha permesso di sviluppare un sano senso di competitività. Solo impegnandosi si ottengono risultati, programmando la propria crescita sportiva. Quando mi chiedono come si coniuga la vita privata al lavoro io rispondo: organizzando molto bene il tempo, come negli allenamenti, razionalizzando il planning, calendarizzando impegni e scadenze. Ovunque mi sia trovata a viaggiare negli anni, ho cercato quando possibile di prendere l’ultimo aereo per essere a casa e svegliare mio figlio al mattino. I figli si crescono più con gli esempi che a parole e come dice mia madre Luisa Soldati, creiamo grandi annate, ma la cosa più importante è creare grandi generazioni.

Dopo un traguardo così importante – 100 anni – quali sfide attendono ancora La Scolca?

Gabriel Garcia Marquez scriveva: “Ho imparato che tutti quanti vogliono vivere sulla cima della montagna, senza sapere che la vera felicità risiede nella forza di risalire il pendio”. Le sfide del futuro saranno indubbiamente continuare la scelta dell’autoctono investendo sulla territorialità, avvicinarsi a nuovi mercati, e soprattutto misurarsi con i nuovi paesi che hanno cominciato ad essere player nel mondo della produzione del vino. Bisogna ricordarsi che i produttori di vino non sono solo testimonial del proprio brand, ma di un concetto più ampio di territorio e cultura del vino.

Un sogno nel cassetto?

Avere sempre l’entusiasmo e la forza di non accontentarsi, e il desiderio di emozionarsi per nuove strade e nuovi progetti.

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