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Dai fornelli alla macchina da scrivere: nasce dal lockdown il primo romanzo di Valentina Scarnecchia

di Sabrina de Feudis | 23 Luglio 2020
Dai fornelli alla macchina da scrivere: nasce dal lockdown il primo romanzo di Valentina Scarnecchia

Valentina Scarnecchia, chef e volto di Alice Tv, dinamica ed esplosiva, occhi azzurro cielo ereditati dal nonno iraniano e grinta da vendere. Milanese di nascita e genovese d’adozione, adora il pesto ma il suo piatto preferito resta la carbonara. La quarantena le ha fatto scoprire lati interiori della propria personalità e le ha dato il coraggio per mettere nero su bianco una storia impressa nella sua mente, che aspettava solo di essere scritta e diventare un libro. Ed è così che è nato il suo primo romanzo: Io e Te a un metro di distanza.  Una storia che ha come fil rouge l’amore, che punta a far sorridere, riflettere e divertire il lettore. Ad ottobre la rivedremo sugli schermi di Alice con un nuovo programma di cui ancora non può svelare nulla, ma intanto è impegnata in varie tappe italiane per la promozione del suo libro.

Durante la quarantena è nato il tuo primo libro, hai usato il tempo a disposizione per scrivere e non per cucinare, come mai?

Devo ammettere che durante il lockdown ero satura di cucina, facevo tutorial e video ricette e per tutto il giorno mangiavo e cucinavo. Per la prima volta nella mia vita mi sono davvero fermata, avendo a disposizione tanto tempo, che ho utilizzando dedicandomi alla scrittura, otto ore al giorno per 43 giorni ed è così che è nato il mio libro. Ho utilizzato il covid come argomento principale per far ruotare le vite e le storie dei miei personaggi.

Cosa deve aspettarsi il lettore dal tuo libro?

Quello che mi interessa è far vivere le stesse emozioni che ho provato io anche agli altri, io ho vissuto una quarantena in modo sereno, ma intorno a me vedevo e ascoltavo solo disagio. In questo romanzo c’è un po’ di tutto, l’amore è il tema principale attorno al quale ruota tutto, il 90% del libro è molto ironico e chi l’ha letto me l’ha confermato,  ho cercato di sdrammatizzare sulle frasi e le immagini che hanno accompagnato le nostre quarantene, dal “Tutto andrà bene”, alle canzoni cantante sui balconi. È una storia molto romanzata anche se nelle sue trame mi riconosco molto, c’è parecchio di me in questo libro.

Questo libro ti ha cambiata, cosa c’è di diverso oggi in te?

Più che cambiata questo libro mi ha davvero arricchito, non era nei miei progetti ma scriverlo è stato davvero qualcosa di molto naturale. Sono una donna ansiosa e maniaca della precisione, l’idea di pubblicarlo non mi sembrava possibile, poi ho fatto leggere il libro a un po’ di persone a me care e mi hanno spinto a farlo. Terminare un libro è come affrontare un parto, un parto mentale ma pur sempre un parto. Questo libro piace sia agli uomini che alle donne, ha una scrittura in prima persona, ma riesce a coinvolgere i lettori in maniera trasversale.

La tua vita professionale ti ha riservato importanti soddisfazioni, per la tua sfera privata a cosa aspiri?

Nella sfera privata sono una donna normale, faccio la contadina nel mio orto, la mia ambizione più grande è riuscire a fare le cose per bene. Mi chiamano “stacanovista”.

Tuo padre Roberto era un famoso calciatore, oggi è diventato un cuoco, hai ereditato da lui la passione per la cucina?

Certamente, ma anche da mia mamma che – anche se adesso si dedica ad una cucina light – prima amava cucinare piatti tipici italiani. Ma tanto lo devo ai miei nonni, mia nonna era romagnola  e mio nonno iraniano, un mix di culture e sapori che ho riportato anche nei miei piatti.

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