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Ciao Joël Robuchon, Padre di quel concetto innovativo che ha fatto storia, dove l’alta cucina fa rima con convivialità

di Sara De Bellis | 6 agosto 2018
Ciao Joël Robuchon, Padre di quel concetto innovativo che ha fatto storia, dove l’alta cucina fa rima con convivialità

Foto da www.joel-robuchon.com

Con la morte di Paul Bocuse e ora di Joel Robuchon, la gastronomia francese è quest’anno dolorosamente in lutto, ma al tempo stesso è forte della viva e vibrante eredità dei suoi grandi chef“: lo dice il presidente francese, Emmanuel Macron, in una nota diffusa a Parigi in omaggio a Joel Robluchon, il grande chef scomparso oggi all’età di 73 anni. (…) “Le sue 32 stelle Michelin brillano di tutta la loro luce nella costellazione della gastronomia mondiale. Il suo nome e il suo stile rappresentano la cucina francese nel mondo intero, simboleggiano un art de vivre, un’esigenza di lavoro ben fatto, e testimoniano la ricchezza delle nostre tradizioni“, insiste Macron, nel lungo comunicato trasmesso dall’Eliseo in seguito alla scomparsa del grande cuoco francese morto a Ginevra (Svizzera) in seguito ad una grave malattia. (fonte)

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Con 32 Stelle collezionate, una vita colma di successi, riconoscimenti, soddisfazioni mondiali, Joël Robuchon – “Meilleur Ouvrier de France” nel 1976, “Head of the Year” nel 1987 e “Chef del secolo” nel 1990 – è stato (ed è tutt’oggi) il Leader Michelin incontrastato. Chi l’avrebbe detto al momento della sua nascita, quel 7 aprile del 1945 a Poitiers, che un figlio di un muratore e giovane aspirante al sacerdozio, avrebbe preso la strada della gastronomia e sarebbe stato destinato a ricevere titoli mondiali portando alle stelle l’alta ristorazione francese.

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La storia inizia così. A soli 29 anni prende il timone della cucina del Concorde Lafayette Hotel dirigendo 90 chef, servendo diverse migliaia di pasti al giorno. La sua professionalità e il suo rigore unite dalla creatività e dalla passione crescono proporzionalmente alla sua fama. Dopo una notevole esperienza come chef e direttore del ristorante dell’hotel Nikko, dove riceverà due stelle, nel 1981 apre il suo ristorante, Le Jamin, che da solo fa storia: il primo anno riceve la sua prima stella dalla guida Michelin, l’anno successivo la seconda e l’anno dopo la terza. Tre stelle in tre anni, non si era mai visto nella storia della gastronomia!

Robuchon- Le Jamin

Robuchon- Le Jamin

Per più di dieci anni, il suo ristorante sarà un’insegna di successo. Nel 1994, si trasferisce a Raymond Poincaré Avenue in un ristorante che porta il suo nome: il “Joël Robuchon” che verrà definito dall’International Herald Tribune “Miglior ristorante del mondo” nel 1994.  Ma come spesso accade ai grandi, nel pieno della carriera, all’apice del successo, forse per sublimarlo e lasciarlo in un eterno fermo immagine, Joël Robuchon decide di fare un passo indietro; così, all’età di 50 anni,  annuncia il suo ritiro, per dedicarsi alla trasmissione delle sue conoscenze, lontano dalla pressione delle stelle.

E lo fa con il suo amico regista Guy Job, con il quale decide di “portare” la cucina in televisione, per renderla più accessibile. Per più di 10 anni con la serie cult “Bon Appetit Of Course” Joël Robuchon offre lezioni di un vero e proprio corso di cucina, dove riceve ogni settimana uno chef, esegue ricette semplici e poco costose, svela trucchi e dispensa consigli.

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Poi il viaggio. Joël Robuchon comincia a viaggiare per il mondo e regolarmente in Giappone per conoscere nuovi prodotti, e tecniche sapientemente trasmesse, appassionandosi alla cucina del Sol Levante. La sua esperienza giapponese e la sua scoperta di bar di tapas in Spagna gli danno l’ispirazione per offrire una nuova dinamica alla sua visione della cucina.

Sviluppa così un nuovo concetto di ristorante originale per evidenziare la sua cucina, una cucina di prodotti di qualità offerti in uno spirito di convivialità: nasce così il concept di L’Atelier Joel Robuchon a Saint-Germain-Des-Pres, Parigi,  in cui convergono le sue nuove idee e la sua filosofie.

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Per realizzare “il suo luogo” Joël Robuchon chiede a Pierre-Yves Rochon di disegnare uno spazio spettacolare che metta in risalto i suoi chef, i suoi prodotti, i suoi sapori. Un ristorante dove i classici colori oro e bianco di molti ristoranti di lusso francesi verranno sostituiti da nero e rosso creando un posto unico, caldo, dove gli ospiti si sentano immediatamente a proprio agio, immersi in un’atmosfera nuova e felici di scoprire questo concetto innovativo in cui la gastronomia fa rima con convivialità. Questa apertura risuona nella stampa francese e straniera che accoglie con gli allori il ritorno del suo grande chef.

https://www.joel-robuchon.com/en/restaurants-paris-atelier-saint-germain.php

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Questo concetto di “cucina aperta” incontra la tradizione classica francese piace al pubblico. Joël Robuchon e il suo team vengono chiamati da Londra a New York, da Hong Kong a Las Vegas, e portano a spasso per il mondo il laboratorio parigino dove cucina a vista, si prepara, si testa, si studiano i futuri piatti che verranno poi meticolosamente creati davanti agli occhi dei clienti. Questo nuovo spazio, che vede la condivisone di un bancone-bar unita all’intimità di un tavolo, ha fatto scuola portando fino a noi, in molteplici nuove forme, l‘atmosfera raffinata ed informale fa da scenario alla buona tavola.

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Oggi, all’eta di 73 anni, mi piace pensare che Joël Robuchon ci abbia riservato un altro colpo di scena, un altro improvviso passo indietro, forse dovuto alla pressione delle troppe stelle o di qualcos’altro, e che torni presto tra noi per illuminarci con nuovi concept e nuove concrete filosofie che detteranno legge su forma ed arte dell’accoglienza per i prossimi cento anni.

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