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Biodiversità e sostenibilità: un intero ecosistema in un tappo di sughero

di Manuela Zennaro | 26 Novembre 2019
Biodiversità e sostenibilità: un intero ecosistema in un tappo di sughero

Foto da Renato Vettorato

È un ecosistema unico, quello delle foreste di sughero del Portogallo, considerato uno dei 35 santuari della biodiversità al mondo. In questa zona del bacino occidentale del Mediterraneo, esiste infatti una biodiversità eccezionalmente ricca, garantita dalla sopravvivenza dei 2,2 milioni di ettari di foresta di sughero. Si tratta di una foresta spontanea, ciò significa che ogni albero è nato dalla caduta della ghianda, che attraverso la pressatura causata dal passaggio degli animali gli ha permesso di nascere, in modo naturale. Solo con un volo in mongolfiera è possibile cogliere la morfologia e la magia di questo luogo in cui Amorim Cork, azienda leader nella produzione di tappi da sughero, segue l’intero processo della decortica delle querce con uno sguardo rivolto alla riduzione dell’impatto ambientale e alla salvaguardia dell’ecosistema.

«In Portogallo, al primo posto per espansione c’è la foresta di pini, che permette al paese di essere uno dei più grandi produttori di pinoli – spiega Carlos Veloso dos Santos, A.D. Amorim Cork Italia -. In più, dal pino è possibile ricavare legno e resina. La seconda foresta portoghese più estesa è quella di eucalipto, non autoctona, questa tipologia di alberi provoca gravi problemi d’incendi, causati dal forte vento proveniente dall’oceano e dall’alta infiammabilità dell’eucalipto. Il sughero è la terza foresta nazionale, su di esso vige una normativa molto severa; non è possibile infatti abbattere un albero di sughero, seppure malato, senza autorizzazione. Il sughero è una pianta importante per l’ecosistema, riuscendo ad adattarsi alla scarsa produttività del terreno, soprattutto quello sabbioso, espandendo le proprie radici in profondità, evitando così l’erosione del suolo».

In questa zona della Penisola Iberica, oltre 100 mila persone vivono grazie alla coltivazione del sughero, divenuto una fonte primaria di ricchezza per l’economia del Paese. Una pianta da sughero può essere produttiva anche fino a 250 anni. Considerando che dalla nascita all’età adulta trascorrono 25 anni, solo dopo 9 si può iniziare con la decortica, procedura utile all’estrazione del sughero. «Solo dalla terza decortica è possibile estrarre il sughero da cui si ottengono i tappi, il prodotto più nobile che questo legno possa donare – precisa Veloso dos Santos -. Le foreste di sughero assorbono circa 34 tonnellate di CO2 all’anno, più di tutta l’intera produzione vinicola mondiale, contribuendo alla biodiversità ambientale. L’operazione di decortica avviene tra maggio e luglio, periodo di massima produzione della linfa, ideale per rimuovere il felogeno, parte esterna anche chiamata madre, che in caso fosse eliminata renderebbe improduttiva la pianta. Queste operazioni vengono svolte da operai specializzati, che nei tre mesi di lavoro ricevono una paga giornaliera dai 90 ai 120 euro».

Dopo l’operazione di decortica, il sughero estratto deve essere subito portato via dalla terra e destinato alla successiva fase di produzione, per evitare il contatto con i microinquinanti della pianta. Evitando questa contaminazione si elimina il passaggio di odori che potrebbero inquinare il sughero. «Ogni 10 anni si procede con la potatura dei rami, il sughero da qui ricavato sarà utilizzato per realizzare materiale da isolamento. Ma è la natura a dettare i tempi – conclude Carlos Veloso dos Santos -. Produciamo ‘slow’ in un mondo ‘fast’ e siamo orgogliosi di questo».

Carlos Veloso Dos Santos

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