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“Volevo chiamarlo Dar Biretta” // Intervista a Riccardo Giorni: Oste 2.0

di Edoardo Savino | 27 luglio 2018
“Volevo chiamarlo Dar Biretta” // Intervista a Riccardo Giorni: Oste 2.0

«Ti giuro la volevo chiamare così “dar birretta” – che poi alla fine tutto dicono “andiamo da na birretta o dar birretta».

Così, prima della cena, inizia la mia piccola intervista con Riccardo Giorni, proprietario e oste 2.0. (Già presente nel quartiere Prati in passato ma con altre attività imprenditoriali)

Parola dopo parola mi trasmette l’amore per questo locale e il suo scopo: qualità delle materie prime, fondamentali per la creazione dei panini, e convivialità, per un posto easy che accoglie tutti, dal gruppo di amici sfrenati ai clienti gourmet – quelli che «Ogni piatto deve essere buono ma con ingredienti speciali e bello alla vista».

 

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Ben 40 burgers, più 10 che variano ogni settimana, per una scelta ricca e variopinta ma – lasciatemi dire -sensata. Anche gli appetizers non sono da meno: ottime le alette di pollo in salsa BBQ, delicate ma gustose, le patate tagliate a mano in formato chips o simil “French fries”, i nachos inondati di salse, le palline di coda alla vaccinara mischiate con salse home made… insomma chi ne ha più ne metta!

 

Pexels

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Chiaramente non potevo assaggiare ben 40 e passa burgers e sono arrivato al traguardo con “solo” qualche “assaggio “bisognerà pur lasciar spazio anche al dolce, no!?

Per comprendere meglio i vari ingredienti protagonisti della serata Riccardo ci fornisce un cartoncino con la catalogazione di tutti gli hamburgers e i loro ingredienti.

Ci sa fare” – è quello che ho pensato del gestore di questa piccola oasi di carne e birra nel quartiere di prati. Una location calorosa e industrial nel suo mondo varietale composto da panini e accoglienza.

Dalla mis en place– semplice e genuina- ai differenti bicchieri scelti in base alla tipologia di birra che verrà spillata, tutto sembra messo un po’ lì in maniera casuale ma in realtà se visto attentamente nel complesso ci si rende conto che dietro c’è stato un lavoro mirato e continuativo che non lascia nulla al caso.

A proposito di carne
Gli hamburger provati sono stati “provanti” ma soddisfacenti anche per un palato attento ma giudizioso come il mio.

 

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Dal “burino” composto da spalla di maiale sfilacciata e ripassata con salsa BBQ, cicoria, salsa tzatziki e formaggio cheddar, al ” country burger“: ben 200gr di carne di manzo con melanzane, peperoni e provola affumicata. Passando dal mio favorito il “lardoso burger“: hamburger di manzo da 200gr, radicchio, Brie, miele di tartufo e lardo di colonnata – non proprio estivo ma molto gustoso.

Perfino lo stecchino che serve per compattare tutti gli ingredienti di un hamburger aveva un design particolare
Ottimi anche il “blue cheese burgers” che per la bontà e la realizzazione meriterebbero un altro articolo (ma non posso svelarvi sempre tutto!).
Come detto prima bisognava lasciare spazio per i dolci e sulla nostra tavola non
Potevano mancare le cheesecake.

 

Pexels

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Sarebbero entusiasti sia gli inglesi – che prediligono una cottura al forno- con la classica cheesecake ai frutti di boschi – che gli americani – che la prediligono invece cruda – con un ottima cheesecake agli Oreo.
Potrei narrarvi anche le gesta del brownies ma ahimè non avevo più spazio neanche per la birra.
Che invece non si può dimenticare, visto che questo locale apre come beer shop 6 anni fa (ben 250 e passa etichette in bottiglia) e integra un anno dopo con la cucina e ben sei vie per la birra artigianale.

Riassunto della serata?  “Quando torniamo dar birretta“?

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