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Ristorazione

Un bistrot come rifugio // Sociosofia del gusto: una riflessione sul cibo // Carmen Nettis

di Carmen Nettis | 2 luglio 2018
Un bistrot come rifugio // Sociosofia del gusto: una riflessione sul cibo // Carmen Nettis

Foto da https://www.bukowskisbar.com

Oui, la France. Oui, Paris. Oui, les cafés parisiens. C’est ça.

Di ritorno da Parigi ma ancora in piena atmosfera bohémienne. D’altronde si sa, i cafés parisiens, insieme alle brasserie erano i luoghi preferiti per ritrovarsi la sera davanti un buon piatto, un bel bicchiere di vino (o più di uno) e nuvole di fumo a discutere d’arte, politica, attualità, filosofia e per scambiarsi idee e pensieri. Per tutto l’Ottocento e durante la prima parte del Novecento molti dei caffè di Parigi hanno visto sedersi ai loro tavoli Rousseau, Verlaine, Sartre, Cocteau, Picasso.

 

Una generazione di americani, da Hemingway a Miller, ha trovato nei caffè un sicuro porto d’ attracco. Per qualunque giovanotto carico di velleità artistiche era semplice trovare i punti di riferimento, incontrare le persone giuste, mescolarsi in ambienti caratterizzati da una incontenibile vitalità.

 

Ogni grande stagione ha avuto il suo quartiere e i suoi caffè: i “boulevards“, Montmartre, Montparnasse, Saint-Germain-des-Près. I surrealisti non avrebbero potuto fare a meno dei celebri locali di Montparnasse, l’esistenzialismo sarebbe impensabile senza le celebri immagini di Jean-Paul Sartre seduto a un tavolino del Flore.

E così in pieno ésprit parigino rientro a Roma approdando direttamente nel salotto di un bistrot incastonato tra le magiche strade di Borgo Pio. Un po’ la nostalgia di Parigi, un po’ la voglia di essere in un luogo in cui vorresti essere sconosciuta al mondo, in cui puoi essere solo te stessa.

hSono finita al Bukowski’s Bar (Roma – via degli Ombrellari, 25 – Borgo Pio) dai reperti vintage, dagli arredi che ricordano i cafés della ville lumière, a due passi da Castel Sant’Angelo e da San Pietro. Un luogo nascosto, una vecchia galleria d’arte che diventa un angolo dove rifugiarsi – sì rifugiarsi – circondati da libri, quadri e fotografie dove arte, vino e cucina si uniscono.

fTi ritrovi così a parlare con uno sconosciuto, con un calice di un buon vino e gustando una tartare di manzo – sanguigna come Charles B. l’ispiratore –  o nella sua versione vegetariana per animi più delicati.

Che poi alla fine come direbbe il vecchio Buk “Attenti a quelli che cercano continuamente la folla, da soli non sono nessuno”.

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Stefano La Cagnina

Bellissimo articolo di Carmen Nettis, illuminante e colto come è suo solito fare. Il cibo è arte, la vera cucina, sia stellata, sia della tradizione, suscita sensazioni e passioni così come un’opera al suo fruitore. È lecito, quindi, parlare di aureticità del cibo, il quale, come una creazione d’artista, va gustato e vissuto nel luogo d’origine. Questo è, forse, l’unico modo per riprenderci ciò che la logica del consumo e dell’industria culturale ci hanno tolto: il valore autentico della vita.

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