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Cantina Giacomelli, la viticoltura eroica della Liguria

di Sabrina de Feudis | 18 Gennaio 2021
Cantina Giacomelli, la viticoltura eroica della Liguria

Roberto Petacchi è l’anima indiscussa dell’azienda agricola Giacomelli, una cantina nata nel 1993, che ha reso realtà il sogno del nonno, Pietro Giacomelli, che dal 1913 iniziò a impiantare i suoi primi vigneti. L’azienda si trova a Castelnuovo Magra nel cuore della Doc dei Colli di Luni, nella provincia spezzina, dove la terra e il mare si incontrano, donando ai vini un carattere inconfondibile. I vini di questa cantina rispecchiano in bottiglia l’anima del territorio, racchiudendo le note minerali e le sensazioni salmastre dettate dalla vicinanza al mare. Il Vermentino è il vitigno principe di questa azienda che in ogni bottiglia raccoglie sfumature differenti, riuscendo a rispecchiare le caratteristiche legate a questo particolare territorio. Pietro decise nel lontano ’93 di dare una svolta definitiva alla propria vita, producendo vini che rispettassero il naturale ciclo della vite. Alla partenza la cantina produceva circa trenta mila bottiglie, nel giro di soli tre anni, il volume produttivo è cresciuto, arrivando a raggiungere le centoventi mila bottiglie. Pietro ha cercato di accorpare i terreni, ora ne ha dodici ettari, una particolarità della cantina è quella di non aver mai prodotto vino dove prima non c’era già una vigna preesistente.

L’attenzione verso l’ambiente circostante è un vostro valore?

Noi siamo certificati biologici e lavoriamo con il massimo rispetto in vigna, infatti, tutti i trattamenti avvengono solo utilizzando rame e zolfo. Produciamo miele perché l’ape è la nostra sentinella, abbiamo recuperato un vecchio pollaio per autoprodurci il concime e per avere un riciclo chiuso. Le nostre bottiglie sono delle borgognotte realizzate con un vetro meno pesante rispetto a quelle tradizionali, così il peso inferiore inciderà meno sul trasporto.

Quante persone siete a lavorare in cantina?

L’azienda è a conduzione familiare, con tre dipendenti. Il nostro giovane enologo è qui in cantina con noi, più che definirli dipendenti per me sono degli amici , visto che da anni condividiamo insieme lo stesso percorso. Andrea Farina già sedici anni fa fece una scelta, che per all’ora risultò molto atipica, lasciò il posto fisso per lavorare con noi.

Il Covid ha determinato ripercussioni sulla vostra azienda?

Si, sarebbe disonesto dire il contrario, il periodo estivo ci ha regalato un attimo di respiro anche se quello che è perso ormai è perso. Non avrei mai immaginato nel 2020 che avremmo potuto vivere una situazione del genere, mia moglie, che lavora nel settore medico, è scioccata. Per sopperire al calo delle vendite ci siamo organizzati con le consegne a domicilio, abbiamo riorganizzato il sito, introducendo l’e-commerce. Questa situazione mi ha fatto ricredere anche sull’importanza della comunicazione, la presenza sui social è un passaggio a cui tutte le aziende dovrebbero pensare.

La vostra azienda non produce solo vino?

Produciamo olio, gli ulivi contornano tutti i nostri vigneti, abbiamo iniziato la produzione di zafferano, l’anno scorso ne abbiamo realizzato solo un etto e mezzo, questo lavoro è un investimento per i giovani. Puntare a una monocultura è rischioso per questo bisogna diversificare, in questo periodo il vino sta soffrendo a causa del Covid.

I vostri vini dove sono distribuiti?

Da quattro anni lavoro con una società di distribuzione, che mi permette di essere presente su tutto il territorio nazionale ad eccezione della Puglia e Campania. All’estero lavoriamo con il Giappone, Stati Uniti, Svezia, Francia e Belgio. Da eventi come il Vinitaly ho sempre ottenuto ottimi contatti, fuori dall’Italia c’è un grande interesse per i nostri vini e il piacere è quando riuscivamo ad ospitare i nostri importatori, il contatto diretto con la cantina e lo scenario offerto dal nostro territorio li lasciava sempre stupiti.

Perché avete deciso di recuperare un vitigno come il Boboli?

Produciamo solo cinque mila bottiglie di questo vino frutto di un vitigno con oltre cento anni di vita, la decisione di produrlo è nata anche grazie all’arrivo della Doc Colli di Luni, che ha tagliato fuori dalla denominazione cinque ettari, che abbiamo pensato di recuperare per una volontà di sperimentazione.

L’annata 2020 com’è stata?

La vendemmia 2020 è qualità e quantità elevata, ma abbiamo ridotto le rese in coerenza con il periodo attuale.

Cosa significa fare viticoltura nel vostro territorio?

Chi fa viticoltura in Liguria deve farlo con amore, avere i vigneti così frammentati è un casino, se non ci fossero i colleghi viticoltori delle cinque terre, il territorio non starebbe in piedi. Dove c’è agricoltura c’è la salvaguardia del territorio.

Qual è il suo auspicio per il nuovo anno?

Il vino ha una forza che è quella di raccontare il territorio italiano che all’estero ha il suo valore, spero che io e i miei colleghi riusciremo a resistere perché non c’è possibilità di mollare.

Degustazione

Giardino Dei Vescovi Colli di Luni Doc Vermentino 2019  Questo vigneto abbraccia la storia, visto che fu impiantato nel 1771 e parzialmente reimpiantato nel 2012, su una superficie di 0,5 ha. All’interno del Giardino è presente un affresco la cui parte visibile ormai è solo un rosario, di questa bottiglia così esclusiva e sono prodotte solo 2.500 unità, un numero limitato per un vino, che racchiude eleganza, struttura e carattere. Colore dorato, al naso rievoca una sinfonia di profumi dalle sensazioni crescenti. La vinificazione per metà viene effettuata in botti di rovere francese, il vino qui continua il suo affinamento  per tredici mesi prima di raggiungere la bottiglia, dove riposerà per altri sei mesi. Frutta gialla matura, mele cotogne, fiori gialli, note minerali, tipiche del gesso. Al palato ammalia per il suo carattere così avvolgente e pervasivo, un vino di forza che resta in equilibrio tra freschezza e sapidità, regalando un finale infinito.

Pianacce Colli DI Luni Doc Vermentino 2019 Giallo paglierino dai riflessi dorati, regala profumi intensi di tostatura e sentori agrumati. Come prima sensazione offre una freschezza immediata, che successivamente ben si bilancia alla sapidità.

Boboli Colli di Luni Doc Vermentino 2019 Giallo paglierino intervallato da riflessi dorati, al naso si presentano profumi di frutta gialla matura, che ben si intersecano a una nota salmastra. In un primo momento al palato la freschezza sembra prevalere, ma in seconda istanza compare la sapidità che riesce a equilibrare il tutto. Una nota leggermente ammandorlata chiude su un finale abbastanza prolungato.

Gorgonia Liguria di Levante IGT Rosato 2019 Sangiovese in purezza per un vino da sole cinque mila bottiglie. Un rosa intenso che riesce a ipnotizzare per la vivacità del proprio colore. I profumi percepiti si muovono su una scala di note che vanno dai frutti rossi, fragole, frutti di bosco a fiori freschi. In bocca si presenta come un vino d’impatto, donando una sensazione di struttura tipica dei un vino rosso. Un finale intenso conclude l’assaggio.

Pergole Basse Liguria di Levante Igt Rosso Merlot in purezza dal vivace colore rosso rubino, scalpitante nei profumi, che evidenziano la sua giovinezza. Le sensazioni percepite aprono su fragoline di bosco, ribes, rose rosse fresche e viole mammole per un bouquet intenso. Al palato si mostra in tutta la sua giovinezza, regalando una bevuta piacevolmente coinvolgente.

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