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Calabria Wine Tour

di Giusy Ferraina | 27 Ottobre 2020
Calabria Wine Tour

L’estate 2020 è stata all’insegna del turismo di prossimità, all’aria aperta e alla scoperta di borghi e luoghi, bellezze, storia e tradizioni mai viste veramente da vicino. E in questo momento di scoperta del territorio c’è anche la scoperta delle aziende locali, dei prodotti tipici e delle storie di chi lavora in modo artigianale, con passione, con qualità ma anche con spirito moderno di impresa.

E in questa estate 2020 è stata all’insegna dell’enoturismo in Calabria. Una regione che gode di un grande fermento dal punto di vista enogastronomico, una terra che sta confermando la sua qualità produttiva, che sta puntando a una rivalsa di territorio grazie alle nuove generazioni di agricoltori, vignaioli ed enologi. Uniti con spirito sinergico per migliorare la percezione del vino calabrese e portare la storia della loro terra e dei loro vitigni oltre il confine regionale, laddove ancora c’è un po’ di diffidenza e tanta ignoranza.

La Calabria si divide tra nord e sud in diverse aree, ognuna delle quali gode di una denominazione riconosciuta. Ogni area a sua volta differisce per clima e territorio e ovviamente per vitigni autoctoni. Se si pensa che il vino in Calabria porti solo il nome del Gaglioppo e del Cirò e di quelle poche grandi cantine, che hanno avuto forza e fortuna di affermarsi sui mercati nazionali ed esteri con grandi numeri, c’è un errore di fondo. La Calabria è una regione viva, costellata di piccoli borghi e campagne e di una cultura enologica antica. Parte da qui la storia del vino in Italia e in Europa e a distanza di anni riparte oggi una rivoluzione o evoluzione della viticoltura.

Questo primo Calabria Wine Tour è stato alla scoperta del Magliocco e del Pecorello, due vitigni autoctoni tipici della zona nord della regione. Ci troviamo in provincia di Cosenza, un territorio che va dal Pollino alla Sila e che si estende da costa a costa, godendo della brezza marina, della protezione delle montagne che abbracciano le valli e i vigneti. Qui da qualche anno a questa parte si è innescato un movimento sentito, sulla scia della Cirò Revolution, anche i produttori di Magliocco e Pecorello, puntano a una lavorazione in purezza e in acciaio con l’obiettivo di ridare valore al territorio, a una produzione biologica e attenta, alle basse rese e in particolare ad una differenziazione microterritoriale. Da una parte all’altra della regione, attraversando  chilometri di coste, colline e boschi, c’è infatti una varietà importante di sentori e di caratteristiche organolettiche che questi vitigni riescono a tirare fuori.

Iniziamo, dunque, il nostro viaggio a Sud. Tra il mare e il Pollino, in una piega di Calabria si trova Altomonte, un vero tesoro gotico-angioino, uno dei Borghi più belli d’Italia, un comune virtuoso. Qui ogni persona ti racconta le storie di questi luoghi con orgoglio. Un paese arroccato in cima con la sua piazza, la chiesa dal meraviglioso rosone, il castello, la Torre quadrata. Dal centro del borgo si apre alla vista la vallata, il Pollino da una parte, gli altri paesi sparsi tra il verde delle campagne e al di là di tutto il mare. Anticamente si chiamava Balbia, che significa “signore” e “divinità” e già citata da Plinio il Vecchio tra quelle città che producono vini pregiati come, appunto, il Balbino. Poi chiamato Brahalla o Brakhalla, forse dall’arabo “benedizione di Dio”; nel 1337 Altofiume e infine Altomonte. Da sempre terra di mecenati, fu prima il conte Filippo Sangineto, cavaliere di re Roberto d’Angiò, a dare vita a questo stupendo borgo, edificando la chiesa della Consolazione, che arricchisce di opere d’arte di grandi maestri toscani tra cui Simone Martini e poi proseguirono in questa missione i Sanseverino.

E il vino dov’è? Le campagne intorno ad Altomonte sono costellate di cantine e di vigneti, macchie di verde che scendono dalle pendici del Pollino e che ti riempiono il cuore guardandole dall’altro del belvedere. Nella campagna di Altomonte due le fermate fatte in cerca di “buon vino”.  Obbligatoria qui la visita a Terre di Balbia, un’azienda che prende origine da una sfida di mercato come ci racconta il titolare Giuseppe Chiappetta: “tutto comincia con Gianni Venica, friulano Doc, titolare dell’azienda vitivinicola Venica&Venica, punta sulla Calabria e sulle uve di territorio vini per creare etichette igt Calabria che ebbero immediato successo”. Nel 2014 l’azienda viene rilevata dai fratelli Chiappetta, per diventare un’azienda di famiglia con una visione ampia e moderna. L’obiettivo è uno: investire sui vitigni autoctoni, in particolar modo sul magliocco dolce e lavorarlo in purezza. Per l’ingegnere Giuseppe valorizzare il territorio e i quei vitigni che avevano fatto la storia diventa la sua  missione.

Passeggiando tra le vigne ad alberello e i vari appezzamenti, Chiappetta ci racconta il grande lavoro fatto sugli ettari vitati a Magliocco, prima tutti dedicati al merlot o a vitigni internazionali. La sua filosofia autoctona è forte, sempre più convinta e testarda che il Magliocco debba essere lavorato in purezza anche in una Doc come Terre di Cosenza, che nel disciplinare prevede un 15% di uvaggi di diverso tipo. Ed è per questo che i suoi vini, Ligrezza Magliocco rosato, e Fervore il Magliocco in purezza vengono fuori come IGT Calabria. Due vini di spessore, che rappresentano bene il territorio, nei loro profumi  e nella loro eleganza.

Terre di Balbia

Non molto distante da Terre di Balbia c’è L’Antico Fienile Belmonte, una piccola azienda tramandata nel tempo che si è trasformata oggi in un bel progetto al femminile e il vino, si sa, ha sempre più bisogno di donne. Ida, Simona e  Serena Belmonte sono tre sorelle che hanno preso a cuore i vigneti di famiglia e negli anni si sono appassionate ai loro frutti portando sul territorio una ventata di novità. Il nome della cantina deriva proprio da un vecchio fienile del nonno dove oggi sorge la sala degustazione, cuore pulsante dell’azienda in cui le tre ragazze amano raccontare il loro vino. Greco Bianco, Magliocco, Aglianico in versione rosata i loro vini. Vini freschi, profumati e con un buon corpo, sicuramente

Sorelle Belmonte

un progetto su cui lavorare e da cui trarre soddisfazioni. Il loro obiettivo è creare valore partendo da un esempio autentico di come creare prodotti naturali che orientino il consumatore ad uno stile di vita sano e consapevole, un ritorno alla semplicità e genuinità di valori e sapori. Natura ed eco-sostenibilità sono il motore della loro filosofia produttiva.

Non lontano da Altomonte c’è Frascineto, una zona di campagna in cui le vigne e le cantine si susseguono una dopo l’altra. Qui ci fermiamo da Ernesto Manna, nei suoi sette ettari di vigna, un fazzoletto di Magliocco e Gaglioppo abbracciato dal Pollino, ai piedi del maestoso monte Serra Dolcedorme, di cui, come racconta, si è letteralmente innamorato e che l’ha portato a dar vita all’Azienda Agricola Manna. Un nuovo progetto enologico, due le etichette in produzione L’Etoile  e il “Don Valè”, due blend igp Calabria di Magliocco e Gaglioppo,  il primo in versione rosata e il secondo un rosso con oltre due anni di affinamento tra acciaio e bottiglia. Se l’Etoile è fresco, con profumi di frutta rossa e una bella sapidità e mineralità, il Don Valè conquista con il suo bouquet di fiori e frutta rossa e di spezie calde e morbide.

 

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