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De Stefani, quattro generazioni di Prosecco Superiore

di Sabrina de Feudis | 16 Settembre 2020
De Stefani, quattro generazioni di Prosecco Superiore

Alessandro De Stefani rappresenta la quarta generazione dell’omonima cantina che dalle monumentali colline di Conegliano Valdobbiadene, divenute patrimonio dell’Unesco, oggi guida una realtà nata dopo l’unità d’Italia e che è cresciuta e si è evoluta, parallelamente alla storia del nostro Paese. Alessandro con il papà Tiziano sono gli enologi, il loro lavoro quotidiano si svolge fianco a fianco, riuscendo a tramandare la passione per il buon vino da padre in figlio. Da qualche anno si è aggiunta alla squadra anche Chiara, la moglie di Alessandro. Vini dalla storia innata dove la famiglia rappresenta un fulcro vitale di una produzione che ad oggi si attesta sulle 400 mila bottiglie, esportate in oltre 40 Paesi a livello mondiale.

Avete una storia antica, lei è la quarta generazione, cosa ha cambiato rispetto al passato?

Abbiamo intrapreso negli ultimi anni diversi percorsi con l’intento di assicurarci un miglioramento qualitativo, partendo dall’infittimento degli impianti e dall’utilizzo in cantina di tecniche innovative, che rispetto al passato ci aiutano maggiormente. E questa è una strada che non smetteremo di percorrere, infatti, proprio negli ultimi 20 anni abbiamo convertito la nostra produzione in biologico e biodinamico, esportando all’estero circa l’80% della nostra produzione, siamo presenti in oltre quaranta paesi, Germania, Stati Uniti, Cina, in quasi tutta Europa, arrivando anche in Africa.

Il concetto di sostenibilità per voi è un valore fondamentale?

La sostenibilità inizia in vigna con lavorazioni biologiche e biodinamiche, utilizziamo al minimo i macchinari all’interno dei terreni per ridurre l’emissione di carburante. Per quanto riguarda i lieviti usiamo solo quelli naturali e non selezionati, non aggiungiamo solfiti durante la vinificazione e non manipoliamo le uve, riuscendo, così, a preservare le caratteristiche dell’annata. La nostra cantina è dotata di 418 pannelli solari, che ci permettono di essere autonomi a livello energetico e durante la notte abbiamo un sistema, che blocca i nostri macchinari, determinando un netto risparmio d’energia durante le ore notturne, tutto questo ci permette di essere sostenibili.

Il prosecco è il vino più esportato d’Italia, questa situazione ha provocato problemi per il vostro export?

Negli ultimi trent’anni il prosecco sta vivendo un trend di crescita, subendo un’impennata clamorosa dei consumi proprio nel giro degli ultimi dieci anni. Durante il lockdown c’è stato un calo delle vendite, giustificato dal fatto, che il prosecco è considerato il vino delle feste e degli aperitivi. Abbiamo vissuto una fase di stallo temporanea ma restiamo positivi, considerando che la nostra produzione non è costituita solo dal prosecco, i mesi peggiori di marzo e aprile speriamo di averli ormai lasciati alle spalle. Non siamo presenti nei supermercati e il nostro canale è l’horeca, teniamo duro e andiamo avanti.

Spesso il prosecco è considerato un vino minore, come mai?

L’enorme successo commerciale ottenuto dal prosecco ha innescato una serie di attacchi, che avevano lo scopo di rovinare l’immagine del vino più esportato d’Italia. Per produrre il prosecco vengono utilizzati gli stessi pesticidi usati per tutti gli altri vini italiani, questa informazione non è veicolata, puntando il dito solo sulla produzione legata al prosecco. La nostra produzione non si avvale di pesticidi e diserbanti quindi l’intera questione non ci tocca, grazie anche all’ottimo lavoro svolto dal Consorzio del prosecco, posso affermare che questo vino è uno dei più controllati e da anni realizzato senza diserbanti.

Valdobbiadene Prosecco Superiore Rive di Refrontolo Brut Nature Docg

Questa bottiglia rappresenta un nuovo Gran Cru da inserire nella collezione dei vini esclusivi della cantina De Stefani. L’etichetta nasce nel 2018 nel comune di Refrontolo, nel cuore di Conegliano Valdobbiadene, il termine “Rive” indica i ripidi pendii collinari, considerati delle sottozone dove si concentra un microclima eccezionale per la coltivazione dell’uva Glera. La raccolta è manuale con rese bassissime, nel rispetto del disciplinare di produzione, la fermentazione in autoclave brucia tutti gli zuccheri e in questa particolare tipologia il dosaggio zuccherino è pari a zero.

Nel bicchiere il colore è il classico giallo paglierino dai riflessi tendenti all’oro verde, al naso prevalgono i profumi della mela, della pera e dei frutti esotici, al sorso risulta delicato nella sua piacevole eleganza, un vino preciso, che sul finale si lascia ricordare anche per la sua nota ammandorlata. Perfetto in abbinamento con un piatto di pesce crudo e con un spaghetto alle vongole.

 

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