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Ronco Calino, un sogno americano realizzato in Franciacorta

di Sabrina de Feudis | 18 Giugno 2020
Ronco Calino, un sogno americano realizzato in  Franciacorta

Foto da Mattia Pagani

A Ronco Calino, frazione del comune di Cazzago San Martino, nel cuore della Franciacorta, Paolo Radici, industriale bergamasco, con il sogno di produrre vino, decise nel 1996 di acquistare la dimora appartenuta al famoso pianista del novecento, Arturo Benedetti Michelangeli. Questa villa è circondata da dieci ettari di vigna collocati in uno dei lembi di terra più vocati per la produzione di spumante metodo classico. Paolo all’inizio avrebbe voluto fare il vino per sé e per i suoi amici, ma con dieci ettari era possibile iniziare a commercializzarlo anche al di fuori della cerchia d’amicizie. L’immagine e la filosofia aziendale sono il frutto dell’attento e lungimirante lavoro fatto da Lara Imberti Radici, moglie di Paolo, che nel 2002 entra a far parte dell’azienda. L’obiettivo era quello di realizzare una cantina che non facesse i numeri di un’industria nel pieno rispetto dell’ambiente circostante, facendo sentire il proprio staff parte integrante di un sogno diventato realtà. La decisione di abbandonare la vita di città per trasferirsi in Franciacorta è una scelta che rifarebbero mille altre volte.

Lara, siete in una delle zone più colpite dal Covid ma avete deciso di riaprire subito con le degustazioni e le visite in cantina, che segnale volete dare?
Volevamo dare un segnale di positività perché il mondo deve ripartire. Ammetto che i primi giorni di lockdown eravamo tutti spaventati, noi siamo abbastanza isolati dal resto, non avvertivamo le sirene delle ambulanze suonare giorno e notte, ma eravamo pervasi da un silenzio assordante. Era la prima volta che sentivo i cani di Maurizio Zanella di Ca’ Del Bosco abbaiare e lui avvertiva i miei. Dopo il blackout dei primi giorni non ci siamo più fermati, i nostri ragazzi hanno sempre lavorato ed erano entusiasti. Un anno e mezzo fa abbiamo deciso di ristrutturare la sala dedicata alle degustazioni, con la volontà, nonostante gli ampi spazi, di aprire per solo trenta persone alla volta, perché i nostri ospiti meritano di essere coccolati e vivere per quell’ora e mezza in un paradiso che riesca a farli sentire felici. Oggi le visite e le degustazioni le apriamo solo per gruppi di quindici persone vogliamo garantire la massima sicurezza e ho notato che i primi visitatori lo hanno apprezzato. Al momento i nostri ospiti provengono dalle zone circostanti, gente che dopo mesi di chiusura in appartamento vuole vivere la campagna e stare all’aria aperta.

Quest’anno tutti gli appuntamenti più importanti come il Vinitaly sono stati rimandati, come avete sopperito a questa mancanza?
Abbiamo fatto poche degustazioni virtuali, dando priorità a quelle con i potenziali importatori con cui eravamo già in contatto. Credo che a un certo punto anche la gente diventi satura da tutti questi input degustativi. La comunicazione social, eccetto i primi giorni di panico, l’ho costantemente aggiornata, un modo per restare sempre in contatto con i nostri followers.

Come mai ha seguito suo marito in azienda solo nel 2002?
Io conoscevo Paolo tramite il lavoro, ero l’assistente personale dell’amministratore delegato della RadiciGroup, nel 2001 il nostro rapporto da professionale si è trasformato in personale, ci siamo fidanzati e mi disse che cercava una persona che lavorasse part time per la cantina. In quel momento a livello lavorativo avevo raggiunto un periodo di stanchezza, il confronto costante con il mondo bancario mi aveva stremata, così gli dissi che sarei andata io a Ronco Calino. Una scelta che ha cambiato le nostre vite in meglio.

La vostra produzione si attesta sulle 70 mila bottiglie questo è il segreto del vostro successo?
Il nostro successo lo dobbiamo alla scelta delle persone giuste con cui abbiamo deciso di collaborare, dai ragazzi che lavorano in vigna a quelli in cantina, fondamentale è stata anche la scelta di validi agenti e delle giuste agenzie di rappresentanza. Abbiamo faticato tanto rispetto agli altri perché noi non abbiamo una grande storicità alle spalle e nella nostra zona ci sono sicuramente cantine che godono di un appeal superiore, ma piano piano ce l’abbiamo fatta, mantenendo standard alti e obiettivi chiari. Le nostre vigne biologiche sembrano dei giardini per la cura che il nostro personale gli riserva, amiamo gratificare e valorizzare il nostro staff perché la loro serenità è anche la nostra. E se aumenteranno le quantità di bottiglie prodotte sarà solo per merito loro.

Avete risentito di un calo nell’export?
Il mercato americano aveva fatto gli ordini nei primi mesi dell’anno, la California ha già fatto delle integrazioni, il nostro importatore storico in Belgio ha sempre venduto in parallelo, sia al settore Horeca che ai privati attraverso l’online, questo nel periodo del lockdown gli ha permesso di continuare con le vendite. La Svizzera a breve mi riordinerà, per loro il lochdown è terminato l’undici maggio, la Germania ha già provveduto con i riordini. In Italia siamo presenti un po’ a macchia di leopardo, ma dal sedici maggio abbiamo attivato la nostra boutique online, che ci permette di arrivare in tutta la Penisola. Il calo l’abbiamo risentito soprattutto sulla presenza dei visitatori, avevamo ogni anno oltre tre mila ospiti, che non è poco per una realtà piccola come la nostra, parecchi stranieri, tedeschi soprattutto. Per quest’anno molte prenotazione sono state annullate ma in questi giorni di riapertura delle frontiere voglio essere positiva, di certo non faremo i numeri degli anni scorsi, ma la gente tornerà.

Cosa si aspetta da questo periodo di ripresa?
Ci sarà un periodo d’incertezza iniziale, ma abbiamo notato segnali di ripresa, che anche se lenta sarà più solida. Nel nostro territorio poche attività hanno chiuso c’è voglia di ripartire.

Degustazione: Franciacorta Brut Nature 2015
Il colore rievoca il classico giallo paglierino, tralasciando apparire riflessi verde oro e un perlage fine e persistente che illumina il calice. Per essere uno spumante da dosaggio zuccherino pari a zero l’assaggio non risulta estremamente secco, perché la sapidità percepita ne determina un perfetto equilibrio. I profumi spaziano da una mela cotogna a sentori più agrumati, l’anno 2015 è ricordato come un’annata bella e fresca, questo Franciacorta Nature già nell’assemblaggio dei vini utilizza lo chardonnay e il pinot nero più morbido, tipico delle produzioni francesi. Perfetto in abbinamento con un piatto di crudi di mare.

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